RASSEGNA STAMPA 2011

 

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Dal SOLE24ORE di domenica 5 giugno 2011

 

Previdenza. Dopo il cambio di disciplina del luglio scorso Parlamento e Governo si muovono in cerca di una soluzione.

Ricongiunzione a caro prezzo

Per la riunificazione dei contributi il conto può arrivare a 300mila euro

RICONGIUNZIONE

Grazie alla ricongiunzione il lavoratore che è in possesso di più spezzoni assicurativi può unificarli. L'operazione consente di avere una pensione unica. I periodi ricongiunti sono utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto a pensione in base ai requisiti previsti dal fondo stesso. Dal luglio 2010 l'operazione non è più gratuita ma è diventata a titolo oneroso (legge 122).

Andrea Carli - Francesco Papa

MILANO

La ricongiunzione alleggerisce il portafoglio del lavoratore, che può arrivare a sborsare anche 300mila euro. Prima della manovra d'estate (legge 122/2010), quella verso l'Inps era gratuita, mentre quelle "fuori dall'Inps" erano a pagamento, salvo casi particolari, quali, per esempio, gli statali (legge 322/58), i fondi elettrici e telefonici, il fondo Volo e altri: in questi casi, infatti, pur essendo fuori dall'ente le ricongiunzioni erano gratuite. Con le nuove regole - introdotte l'anno scorso per impedire che le dipendenti pubbliche potessero spostare gratis i loro contributi dall'Inpdap all'Inps ed evitare in questo modo l'innalzamento dell'età pensionabile - dal 1° luglio 2010 tutte le ricongiunzioni, a prescindere dalla gestione di provenienza e di destinazione, sono diventate a titolo oneroso (si veda anche II Sole 24 Ore del 30 dicembre 2010).

Per rendere l'idea della spesa che si cela dietro l'operazione, basta una simulazione: un dirigente telefonico di 59 anni ha 19 anni di contributi nell'Inps (Ago, assicurazione generale obbligatoria). Ha anche 18 anni di contributi nel Fondo telefonici, soppresso e confluito nell'istituto di previdenza, e tre anni nell'ex Fondo ferrovie, anch'esso passato all'ente. Gli potrebbe convenire la ricongiunzione di tutti i contributi nell'Inps. L'operazione, tuttavia, non sarebbe proprio a costo zero. Facciamo qualche calcolo: il dirigente ha una retribuzione annua di 200mila euro. Se decide di ricongiungere i contributi maturati all'Inps, deve pagare circa 285mila euro. Con questa mossa, consegue un'unica pensione, dell'importo di 170mila euro l'anno. Se invece non optasse per la ricongiunzione ma per la totalizzazione dei contributi, avrebbe tre quote di pensione distinte: una di 35mila dall'Inps, una di circa 10mila euro dal Fondo Ferrovie e circa 80mila dal Fondo telefonici. Il lavoratore, infine, avrebbe una terza possibilità: ricongiungere tutto non nell'Inps ma nel Fondo telefonici. In questa ipotesi, a causa del particolare meccanismo di calcolo (detto della "retribuzione teorica") che si applica per questo Fondo, conseguirebbe un'unica pensione di 135mila euro, pagando però un onere di ricongiunzione di 210mila euro. Il che, se paragonato alla prima ipotesi, quella di ricongiunzione all'Inps, significa 75mila euro in meno da pagare, ma anche 35mila euro di pensione in meno all'anno. In entrambe le ipotesi, il lavoratore potrà scaricare dalle tasse il 43% della somma spesa sostenuta per la ricongiunzione.

Fin qui i numeri. Ci sono poi le storie, quelle reali. I lavoratori travolti dal passaggio dalla ricongiunzione gratuita a quella onerosa denunciano la mancanza di gradualità nell'applicazione del nuovo meccanismo. Un vicolo cieco che produce conseguenze pesanti per chi sta ultimando il proprio percorso lavorativo e non può più ricalibrare le strategie professionali. Stefano da 12 anni è dirigente d'azienda. Il prossimo anno raggiungerà i requisiti per la pensione d'anzianità secondo i criteri Inps (l'ente in cui è confluita la contribuzione ex Inpdai) in regime retributivo. Ha circa 22 anni di contribuzione precedente alla nomina a dirigente, che si trovano all'Enpals. Fino all'entrata in vigore della legge 122, il trasferimento dei contributi tra Enpals e Inps avveniva a titolo gratuito. «Per cui - spiega il dirigente - non avevo ancora richiesto il ricongiungimento ritenendo di farlo con il giusto anticipo rispetto alla richiesta di pensionamento. Il mancato esercizio di quella che era una mia facoltà fino al 30 giugno scorso ha determinato questa conseguenza: con il sistema retributivo e con gli attuali 34 anni circa di anzianità contributiva, dovrei andare in pensione con i criteri Enpals, riscuotendo circa il 28% della mia attuale retribuzione».     

Che fare? Attualmente c'è una proposta di legge bipartisan dei deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl). Se passerà, ha affermato Gnecchi, «si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto». «Stiamo pensando di sospendere la normativa fino al gennaio 2012, in modo di aver tempo per approvare la nuova legge», ha aggiunto Cazzola.

Il ministro del Lavoro Sacconi ha annunciato la convocazione di un tavolo.

 

 

 

L’OPERAZIONE IN CINQUE  PUNTI  

01 - LA NORMA
Con l'entrata in vigore della legge 122/2010, la ricongiunzione dei contributi previdenziali non è più gratuita ma è diventata un'operazione a titolo oneroso che, in alcuni casi, si rivela molto cara per i lavoratori che devono riunificare spezzoni contributivi.

02 - IL CALCOLO
Per effettuare la ricongiunzione il lavoratore deve pagare la riserva matematica che, sia pure divisa al 50% e diminuita dell'importo versato nella gestione di provenienza, è particolarmente onerosa. La riserva matematica si calcola con criterio attuariale, che è strettamente legato alle aspettative di vita, e dipendente fortemente anche dalla età di chi fa domanda, e dal reddito. Si determina prima il differenziale di pensione che si ottiene a contributi ricongiunti; questo poi va a determinare, con il coefficiente attuariale e l'età dell'interessato, l'importo da versare.

03 - A CHI CONVIENE
La ricongiunzione può convenire in alcune ipotesi. Per le persone che siano in possesso, ad esempio, o possono raggiungere con la ricongiunzione i requisiti per la pensione retributiva, sia per intero (18 anni di contributi al 31 dicembre 1995) sia nel sistema misto con quota rilevante nel retributivo. O anche per chi, in possesso di una retribuzione media pensionabile alta, con la ricongiunzione consegue un'anzianità complessiva che la valorizza. La soluzione è vantaggiosa anche per le persone che vogliono conseguire la pensione anticipatamente rispetto alla gestione in cui la dovrebbero conseguire, o rispetto alla totalizzazione (è il caso dei lavoratori con contribuzione mista autonomi - Fondo pensioni lavoratori dipendenti; dipendenti private donne che vogliono andare in pensione a 60 anni, anticipando rispetto alla totalizzazione, utile anche con il calcolo contributivo).

04 - L'ALTERNATIVA
L'alternativa alla ricongiunzione è la totalizzazione. Questa si ottiene al  compimento dei 65 anni se si è in possesso di un'anzianità contributiva complessiva di almeno 20 anni o con 40 anni di contributi complessivi, a prescindere dall'età. Si possono utilizzare i periodi contributivi che superino i tre anni di durata minima. Il sistema di calcolo è quello contributivo

05 - IL FATTORE FISCALE
Nella decisione si deve sempre tener conto del fattore fiscale: l'onere da ricongiunzione abbatte l'imponibile fiscale, per cui è sempre rilevante il risparmio ottenibile, ma molto di più per i redditi elevati. Esempio: un onere di ricongiunzione da 40mila euro conseguirà un risparmio fiscale di circa 18mila euro.

LE QUATTRO SIMULAZIONI  

IL DIPENDENTE PUBBLICO
Dipendente pubblico, classe 1955, nell'amministrazione statale dal 1982, ha maturato sei anni di contributi all'Inps prima del 1985. In questo caso, l'onere di ricongiunzione dei sei anni è di 60mila euro, da affrontare con uno stipendio annuo di 30mila euro. In particolare, con la ricongiunzione il lavoratore matura i 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, che risultano determinanti per il passaggio al retributivo. C'è una differenza rispetto alla pensione mista di 800 euro mensili senza ricongiunzione. Si può sfruttare la rateizzazione dell'onere. Il risparmio fiscale sarebbe di 18mila euro circa. La convenienza è chiara.

LA CONTRIBUZIONE MISTA
Lavoratrice donna, attualmente dipendente, nata nel 1951, ha 31 anni di contributi nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell'Inps. Questa lavoratrice ha anche cinque anni di contributi da artigiana (li ha versati alla Gestione artigiani dell'istituto). Il reddito annuo è di 27mila euro. Chiede la ricongiunzione: l'onere per effettuare l'operazione è di 51mila euro. La convenienza è dubbia: la lavoratrice consegue il diritto alla pensione di anzianità con la quota 96 (età anagrafica + contributi), ma guadagna la finestra sei mesi prima, in quanto dipendente. Il risparmio fiscale non incoraggia (è di circa l0mila euro). A questa lavoratrice la ricongiunzione non conviene.

IL DIRIGENTE PRIVATO
Dirigente iscritto all'Inps, 61 anni, dieci anni da ferroviere (contributi versati nel Fondo Ferrovie), altrettanti da dipendente statale, più 18 anni di contributi all'Inps. La retribuzione media annua è di 120mila euro. L'onere da ricongiunzione è di 190mila euro. In alternativa c'è la totalizzazione: in questa ipotesi prenderebbe 35mila euro l'anno dall'Inps, più 7mila come ex ferroviere e altrettanti come ex statale. In totale, avrebbe una pensione annua di 49mila euro. Se invece puntasse sulla ricongiunzione, il trattamento annuo sarebbe di 75mila euro: convenienza apprezzabile e risparmio fiscale consistente (aliquota del 43%; oltre 75mila euro).

IL CONTRIBUTIVO
Dipendente pubblico di 36 anni, da sette anni statale, con due anni e 11 mesi di contributi nella gestione Fpld dell'Inps. La retribuzione annua è di 34mila euro. L'onere richiesto per la ricongiunzione è di 15mila euro. Da valutare il rendimento contributivo del montante, con la tabella dei coefficienti di calcolo allegata all'estratto conto Inps. C'è la possibilità, infine, di contare sul rendimento di una pensione supplementare: va comunque ricordato che in futuro, con l'avanzare dell'età, l'onere della ricongiunzione aumenta. Risparmio fiscale convincente: 5.600 euro con la possibilità di lunga rateizzazione.

 

 

RASSEGNA STAMPA SULLA MANOVRA DEL GOVERNO

 

CORRIERE DELLA SERA  online del 4 LUGLIO 2011

Assegni più leggeri da 8 a 150 euro
La nuova mappa della previdenza

Il costo della stretta: quattro miliardi e mezzo in due anni


ROMA
- La nuova stretta sulla previdenza costerà ai pensionati italiani almeno 4 miliardi e mezzo di euro nei prossimi due anni. Sempreché l'inflazione non continui ad aumentare, rendendo più doloroso il blocco, totale o parziale, della rivalutazione degli assegni superiori ai 1.428 euro lordi mensili. Il freno all'indicizzazione porterà nelle casse dello Stato 2,2 miliardi di euro l'anno: l'effetto sulle pensioni più basse sarà quasi impercettibile, ma sugli assegni più alti l'impatto sarà consistente. Per fare i suoi calcoli il governo ha immaginato un indice di rivalutazione delle pensioni dell'1,5% sia nel 2012 che nel 2013, anche se c'è il rischio concreto, visto l'attuale andamento dei prezzi, che l'indice debba essere rivalutato in misura maggiore. Se arrivasse al 2%, il risparmio sulle pensioni, e dunque il mancato recupero del potere d'acquisto per i pensionati, salirebbe a 3 miliardi di euro l'anno, 6 miliardi nel biennio.

Clausola di salvaguardia
Tenendo per buone le stime del governo, un pensionato che percepisce 1.500 euro lordi mensili dovrà rinunciare a 8 euro l'anno, che salgono a 60 euro nel caso di una pensione mensile di 2.000 euro, a circa 100 se l'assegno è di 2.500 euro, oltre 150 euro su una pensione di 3.500 euro. Sacrifici mitigati solo in parte da una clausola di salvaguardia inserita nel decreto, che rende il blocco della rivalutazione meno aspra rispetto a quelli varati nel 1992 dal governo di Giuliano Amato e nel 1996 dall'esecutivo guidato da Romano Prodi. Mentre allora il blocco fu totale per le pensioni più alte, questa volta un minimo di perequazione ci sarà per tutti. I 3,2 milioni di pensionati che ricevono un assegno da tre a cinque volte il minimo (476 euro), cioè tra 1.428 e 2.380 euro lordi mensili, subiranno solo un taglio del 55% dell'indicizzazione solo sulla quota eccedente i 1.428 euro. E così per i pensionati più ricchi: perequazione totale sui primi 1.428 euro, al 45% sulla quota tra 1.428 e 2.380 euro, nessuna rivalutazione sulla parte eccedente (invece del 75% come avviene oggi).

In pensione più tardi
Oltre alla perdita del potere d'acquisto, ci sarà da fare i conti con l'aumento dell'età pensionabile dovuto alle misure varate negli anni scorsi, e che hanno effetto già da quest'anno. Sui requisiti minimi per la pensione di anzianità giocheranno, infatti, sia il meccanismo delle quote, che già dal 2011 ha portato l'età minima a 61 anni (ma con almeno 36 anni di contributi), che le finestre mobili introdotte con la manovra triennale dell'anno scorso, mentre per le donne che lavorano nel settore pubblico nel 2012 l'età minima per la pensione di vecchiaia salirà di colpo da 60 a 65 anni. Dal 2014 in poi, per tutti, bisognerà considerare anche l'effetto dell'agganciamento automatico dell'età di pensione alle speranze di vita. E, dal 2020, anche per le donne che lavorano nel settore privato partirà l'aumento progressivo dell'età minima, da 60 a 65 anni. Di fatto, già da quest'anno, l'età minima della pensione di anzianità è aumentata di due anni per i lavoratori dipendenti e di due anni e mezzo per gli autonomi. C'è stato il passaggio da "quota 95" a "quota 96", cioè 61 anni di età invece di 60 con 35 anni di contributi. In più sono scattate le finestre mobili, che di fatto mangiano un altro anno alla pensione: l'assegno previdenziale, infatti, comincia ad arrivare 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti minimi per i dipendenti, 18 mesi per gli autonomi. Dal 2013 si passerà a "quota 97" per i dipendenti e a "quota 98" per gli autonomi, quindi l'età minima salirà ancora di un anno rispetto a oggi. E nel 2014, un anno prima del previsto, entrerà in gioco il meccanismo dell'adeguamento automatico dell'età minima alle speranze di vita. In sede di prima applicazione l'aumento dell'età di pensione non potrà essere superiore a tre mesi. Dal 2018, però, scattano gli aggiornamenti triennali, che saranno pieni, e capaci di produrre effetti consistenti. Basti pensare che l'Istat ha calcolato che nel 2050, rispetto al 2007, le speranze di vita, a 65 anni, aumenteranno di 6,4 anni per gli uomini e 5,8 anni per le donne.

Appuntamento al 2020
L'appuntamento successivo è fissato al 2020, anno in cui inizierà il percorso di progressivo adeguamento delle pensioni di vecchiaia delle donne nel privato, dagli attuali 60 ai 65 anni degli uomini. Dal 2020 ci vorrà un mese in più, dal 2021 due mesi, e così via, per arrivare a regime nel 2032. L'effetto di tutti questi provvedimenti inciderà in modo molto rilevante sulla spesa pubblica. Ai 4 miliardi e mezzo che saranno risparmiati nei prossimi due anni con la mancata rivalutazione, si devono aggiungere i risparmi attesi dall'agganciamento della pensione alle speranze di vita, modesti nei primi anni (2,1 miliardi di euro dal 2014 al 2020), ma molto rilevanti negli anni successivi: 13 miliardi di risparmio nel decennio 2020-2030, e ben 19 miliardi di euro dal 2030 al 2040. Più quello che si risparmierà con l'aumento dell'età di pensione delle donne e l'allungamento dell'età per effetto delle quote e delle finestre.

 

 

Da ITALIA OGGI del 6 luglio 2011

 

Il Tesoro potrebbe aver bisogno di una nuova stretta sui contratti degli statali

 

Per i travet non é ancora finita
Aumenti a rischio fino fino al 2017

 

Sembrava che potesse bastare. E invece no. Per i dipendenti del pubblico impiego, messi a stecchetto dalla manovra finanziaria che ne ha bloccato gli stipendi fino al 2014, la dieta potrebbe durare anche di più. Fino al 2017. Per saperlo probabilmente non ci sarà bisogno neanche di una nuova manovra, potrebbe bastare un decreto proposto dai ministri della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e dell'economia, Giulio Tremonti, come prevede un passaggio della manovra relativo al contenimento delle spese in materia di impiego pubblico.

Buone notizie invece per gli aspiranti primari: se nelle regioni soggette a blocco delle assunzioni, perché devono rientrare del deficit, non si possono fare assunzioni di medici, per i «responsabili di struttura complessa» il decreto legge di manovra fa un'eccezione.

Ad aprire la porta a nuove strette sul trattamento salariale dei travet è l'articolo 16 del DL. La norma, dopo aver congelato i salari fino al 2014, consente ai ministri competenti, attraverso un regolamento, di disporre «la fissazione delle modalità di calcolo relative all'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2017». Si tratta di un'indennità utilizzata a copertura dei periodi in cui non c'è rinnovo dei contratti e dunque non ci sono aumenti salariali. Varia a seconda della durata del periodo di buco contrattuale ed è in relazione all'inflazione programmata (per i primi tre mesi, per esempio, oggi è dello 0,4% all'inflazione programmata La relazione tecnica non ne conteggia gli eventuali risparmi, ma è anche vero che si tratta di risparmi stimati su «obiettivi minimi». E probabile, dicono rumori di palazzo, che il Tesoro in questo modo voglia tenersi aperta una porticina per nuovi interventi correttivi, di manutenzione del settore pubblico, ove si dovesse rendere necessario nei prossimi anni. Lo spettro di una crisi in stile Grecia del resto è sempre sullo sfondo. E un anno di rinnovo contrattuale dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici può arrivare a pesare sulla bilancia dei conti per 4 miliardi di euro. Dura la reazione della Cgil, che ha classificato l'articolato come «un colossale e illegittimo imbroglio» (Michele Gentile, responsabile dipartimenti settore pubblico di Corso d'Italia), ma anche la più moderata Uil non è tenera per la stretta sui travet. Il sindacato di Luigi Angeletti potrebbe arrivare ad annunciare la mobilitazione. Con o senza la Cisl, questo è ancora da vedere.

Il successivo articolo 17 tiene fuori dal blocco del turn over della sanità, previsto per le regioni oggetto dei piani di rientro, le assunzioni dei medici responsabili «di struttura complessa». Ovvero i primari, ritenuti, a differenza dei semplici medici, potenzialmente indispensabili per «assicurare il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza». Le organizzazioni del settore, dopo un primo vertice tenutosi ieri, potrebbero decidere una mobilitazione unitaria a luglio, che riguarderebbe sia il settore pubblico che privato.

 

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Da ITALIA OGGI del 8 luglio 2011

   

Battaglia commenta le misure barate dal governo. Federazione in pressing per le modifiche

Pubblico impiego, basta sacrifici

La manovra correttiva congela gli stipendi e blocca il turnover

 

Proprio quando è stata varata la manovra da 51 miliardi, annunciata la scorsa settimana dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti, e che si prevede sarà legge definitiva i primi giorni di agosto, la Confsal-Unsa ha convocato tutte le strutture federali dei quadri sindacali. Incontriamo il segretario generale della Confsal- Unsa, Massimo Battaglia, a cui chiediamo il perché di questa con­vocazione. «Il consiglio nazionale è stato convocato per analizzare la manovra Tremonti e riflettere sui contenuti e la ricaduta sul pubblico impiego».

Domanda. Lei ha quindi letto il testo della manovra. Cosa ne pensa?
Risposta. In questi giorni sono circolati diversi testi della manovra e credo di averli letti più o meno tutti, dalle prime stesure, fino all'ultima firmata dal presidente della repubblica il 6 luglio, e sono evidenti le cri­ticità con ricaduta sui lavoratori dei ministeri e della presidenza del consiglio dei ministri.

D. Quali sono secondo lei le maggiori criticità che emer­gono dalla manovra?
R. L'obiettivo primario della manovra è raggiungere il pareg­gio di bilancio nel 2014, attra­verso tagli e riduzioni di spesa, peccato che ancora una volta si punti a realizzare gli obiettivi sulla pelle dei dipendenti pub­blici. Tra le misure previste, c'è la proroga del blocco dei tratta­menti economici anche accessori per i dipendenti pubblici, fino al 2014, inoltre è stato disposto un incremento dell'età pensionabile delle lavoratrici, attraverso un complesso sistema di calcolo mese/anno che si completerà nel 2032 e la rivalutazione parziale delle pensioni, rispetto alla quale lo stesso ministro Sacconi si è già detto disponibile a modifiche. La manovra prevede inoltre la proroga, a tutto il 2014, del blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni, che non solo aggraverà la situazione delle carenze di organico già più volte segnalata, ma non consentirà neanche il ricambio generazionale essenziale per uno svecchiamento ed una reale riforma della pubblica amministrazione.

D. La proroga del blocco del trattamento economico, come inciderà sul reddito dei lavoratori pubblici?
R. Il blocco della rivalutazione economica dei contrat­ti pubblici mette i pubblici dipen­denti in una condizione di svantag­gio rispetto al mercato, a causa del reale potere di acquisto inferiore rispetto a quanto si legge in busta paga. Se­condo alcuni calcoli, un impiegato con una retribuzione di 23 mila euro lordi, a oggi ha perso 1.261 euro per il blocco della rivalutazione economica nel periodo 2010-2012 e 887 euro per il blocco del periodo 2013-2014 per un totale di 2.149 euro lordi. Se a questo aggiungiamo che un dipendente che al 1° gennaio 2010 prendeva 1.450 euro netti, a seguito dell'inflazione e della rivalutazione, ad oggi avrebbe invece di­ritto a trovarsi in busta paga uno stipendio di 1.500 euro, abbiamo un chiaro quadro di come l'inflazione galoppi mentre gli stipendi stan­no fermi, provocando, mese dopo mese, un impoverimento netto che non potrà che aumentare in seguito all'ulteriore blocco definito dalla manovra.

D. Cosa è emerso dagli interventi del Consiglio nazionale Confsal-Unsa?
R. E emersa unanime la voce contro la manovra ed è stato chiesto al segretario generale di portare avanti interventi per richiedere modifiche alla manovra sia nelle sedi parlamentari che sui  tavoli sindacali.

D. A proposito di tavoli sindacali, come valuta il richiamo alla riapertura dei tavoli sindacali contenuto nella manovra?
R. Si tratta sicuramente di un segnale di apertura, ma è ancora insufficiente per poter par­lare di riapertura delle normali procedure di informazione e coinvol­gimento delle organizzazione sindacali nelle scelte delle politiche per il pubblico impiego.

D. Secondo lei, come mai negli ultimi dieci anni i vari governi hanno sempre operato scelte penalizzanti per i dipendenti pubblici?
R. Temo si tratti di incapacità nell'individuare politiche a medio e lungo termine che servano a rilanciare, piuttosto che penalizzare il pubblico impiego. Inoltre è semplice attingere dalle buste paga dei dipendenti pubblici sia con prelievi fiscali, sia con tagli retributivi. Una bella tentazione per tutti i governi.

D. E lei, invece, dove ritiene si debbano trovare le risorse per sanare il debito pubblico, se non dalle buste paga dei pubblici dipendenti?
R. Dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Mentre gli evasori sottraggono alle casse dello Stato risorse per più di 120 miliardi di euro, la manovra del governo ha previsto il blocco dei contratti pubblici per avere  risparmio di circa 5 miliardi.
Ci sembra giusto che ora, che i primi frutti della lotta all'evasione fiscale sembra si inizino a vedere, vengano reinvestite le maggiori entrate derivate dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale, proprio a quelle categorie che sono state maggiormente colpite dalle precedenti manovre economiche, riaprendo la trattativa del contratto di lavoro dei pubblici dipendenti. Chiediamo procedure rapide per verificare lo stato delle maggiori entrate fiscali e destinarle al finanzia­mento del contratto dei dipendenti pubblici.

D. A breve termine, quali saranno le iniziative che la sua Federazione intende portare avanti?
R. Dal Consiglio generale è emerso di intervenire con la federazione in sede di conver­sione della manovra. Ci auguriamo che ci sia ancora margine di dialogo sia sul punto dei contratti, che sul blocco del turnover. E necessaria l'apertura a un confronto con i sindacati per rendere più elastici i paletti posti, al fine di incentivare l'efficienza di vari settori. Il Consiglio generale ha anche definito di indire a breve una manifestazione nazionale della federazione a sostegno del reddito, dello sblocco del turnover e della riapertura immediata dei contratti nazionali.
Non ci resta che augurare a Massimo Battaglia un buon la­voro per supportare i lavoratori verso la riconquista e la riappropriazione dei diritti «sospesi» dalla manovra

 

   

Da ILSOLE24ORE del 8 luglio 2011

Allo statale uscito in anticipo indennità integrativa leggera

di Aldo Ciccarella

 

I dipendenti pubblici che sono andati in pensione anticipata con l'indennità integrativa speciale (Iis) in misura ridotta, una volta raggiunta l'età pensionabile non hanno diritto agli incrementi sull'intero importo, come  stabilito dal 4 comma dell'articolo 10 della legge 79/83, bensì sulla quota dell'indennità medesima effettivamente spettante, calcolata in proporzione all'anzianità alla data di cessazione dal servizio (quarantesimi).

È quanto stabilito nei commi da 6 a 9 dell'articoli 18 del DI 98/2011 (manovra correttiva), che dovrebbe chiudere definitivamente la porta a futuri contenziosi: i potenziali interessati, secondo l'Inpdap, sono circa 360.000, con maggiore spesa per l'istituto di circa 18 milioni di euro.

La vicenda riguarda, come detto, i dipendenti pubblici titolari di pensione anticipata, conseguita per dimissioni volontarie presentate dopo il 28 gennaio 1983 con decorrenza della stessa entro il 31 dicembre 1994, la cui lIS è stata attribuita in modo separato e in misura ridotta. Questi, alla data di compimento dell'età massima stabilita per il collocamento a riposo d'ufficio (di norma 65 anni), avrebbero avuto diritto a sommare all'Iis ridotta l'intero importo delle variazioni periodiche dell'indennità integrativa speciale, ai sensi dell'articolo 10, comma 4 della legge 79/83.

L'Inpdap, tuttavia, ha sempre ritenuto inoperante questa norma dopo l'entrata in vigore dell'articolo 21, della legge 730/83, che ha introdotto il concetto di unicità della pensione, intesa come somma tra pensione base e indennità integrativa speciale. L'evoluzione dell'indennità integrativa speciale non è dunque più dovuta in base a un aggiornamento ad hoc, con regole, scadenze e indici distinti  (come avveniva in precedenza) ma deve seguire i criteri introdotti dall'articolo 21. L'Inpdap, quindi, dalla data di compimento dell'età pensionabile, si è limitato a perequare solo la quota di indennità integrativa speciale effettivamente corrisposta e non l'intero importo che sarebbe spettato in caso di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite d'età.

Di qui i ricorsi presentati alla Corte dei conti che, con consolidato indirizzo giurisprudenziale, ha sempre riconosciuto il diritto alla corresponsione degli incrementi di Iis in misura intera.

La manovra correttiva, dunque, conferma l'interpretazione adottata dall'Inpdap, disponendo l'abrogazione implicita dell'articolo 10, comma 4 della legge 79/83 dall'entrata in vigore dell'articolo 21 della legge 730/83 e dando l'interpretazione autentica dello stesso articolo 21. Le percentuali di incremento dell'Iis devono quindi essere applicate sulla quota dell'indennità medesima effettivamente spettante in proporzione all'anzianità conseguita alla data di cessazione dal servizio.

Le maggiori somme percepite per i trattamenti pensionistici più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore del DI 98, già definiti con sentenza passata in giudicato o definiti irrevocabilmente dai Comitati di vigilanza dell'Inpdap, dovranno essere riassorbite sui futuri miglioramenti pensionistici.

 

 

 

Dal CORRIERE DELLA SERA online del 14/7/2011  (http://www.corriere.it)

 

Errani (Regioni): «Con questa manovra il federalismo fiscale non è attuabile»

Il nuovo volto della manovra

Le novità: pensioni, aggancio alle aspettative di vita al 2013 e tagli a quelle più alte. Rimodulata imposta di bollo

 

MILANO - Il testo della manovra come sta uscendo dal primo passaggio dalle commissioni di Palazzo Madama (nella notte e nel pomeriggio torna a Montecitorio, dopo un breve passaggio formale in commissione, dovrebbe di fatto solo ratificare il testo. Stasera verrebbe chiesta la fiducia e il via libera definitivo arriverebbe venerdì in serata) prevede diversi cambiamenti rispetto al decreto originario, volte a raggiungere un significativo risparmio per le casse dello Stato fin dal 2012.

PENSIONI - Si anticipa al primo gennaio 2013 (anzichè dal 2014) l'aggancio delle pensioni all'aspettativa di vita. Lo prevede l'emendamento definitivo del relatore alla manovra. Dal 2013 dunque - si legge nel testo - l'incremento sarà di 3 mesi perchè verrà assorbito l'incremento della speranza di vita già registrato nel triennio precedente risultante superiore (4 mesi). Per gli anni successivi (dal 2016) la stima degli adeguamenti triennali è pari a 4 mesi fino a circa il 2030 con successivi adeguamenti inferiori (3 mesi) fino al 2050 circa. L'adeguamento cumulato al 2050 è pari a circa 3 anni e 10 mesi.
Previsto anche un contributo di solidarietà fino al 2014 per le cosiddette pensioni d'oro, cioè superiori ai 90 mila euro annui. Il contributo ammonta al 5% per la parte eccedente i 90.000 euro, e del 10% per la parte eccedente i 150.000 euro. Sale poi dal 45 al 70% rispetto al testo originario della manovra l'indice di indicizzazione delle pensioni medie, ammontanti a circa il triplo degli assegni minimi (attorno ai 1.428 euro al mese). Confermato la piena indicizzazione inferiori a quella soglia e l'azzeramento per quelle superiori a cinque volte il minimo, ciò di circa 2.380 euro mensili.
Si va verso l'innalzamento dell'età di pensionamento. Un emendamento del relatore alla manovra stabilisce che per quanto riguarda i soggetti che accedono al pensionamento anticipato indipendentemente dall'età anagrafica (a condizione di aver maturato 40 anni di anzianità contributiva) un posticipo della decorrenza del pensionamento di un mese per coloro che maturano i requisiti nel 2012, di due mesi per chi li matura nel 2013 e di tre mesi per coloro che li maturano a decorrere dal 1 gennaio 2014 (senza modificare il requisito contributivo minimo di 40 anni in presenza del quale è confermata comunque la maturazione del diritto al pensionamento ma è posticipata la decorrenza). La misura, precisa la relazione tecnica, si applica a coloro che maturano i requisiti dal 1 gennaio 2012 con esclusione di chi li matura entro il 31 dicembre 2011 ed è prevista una esenzione nel limite di 5mila unità.

AGEVOLAZIONI FISCALI - Scatta subito il taglio delle agevolazioni fiscali che non verrà applicato soltanto se entro il 30 settembre 2013 sarà esercitata la delega con la riforma fiscale. Il taglio sarà del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014 e il gettito previsto da destinare alla correzione del deficit sarà pari a regime a 20 miliardi (4 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014).

IMPOSTA DI BOLLO - Cambia l'imposta di bollo sui conti depositi titoli. Un emendamento del relatore alla manovra economica depositato in commissione Bilancio al Senato stabilisce che l'imposta con periodicità annuale sarà di 34,2 euro per importi inferiori ai 50mila euro; 70 euro per importi pari o superiori a 50mila euro e inferiori a 150mila euro; 240 euro per importi pari o superiori a 150mila euro e inferiori a 500mila euro; 680 euro per importi pari o superiori a 500mila euro. Inoltre, a partire dal 2013 l'imposta con periodicità annuale sarà di 230 euro per importi pari o superiori a 50mila euro e inferiori a 150mila euro, di 780 euro per importi pari o superiori a 150mila euro e inferiori a 500mila euro e di 1.100 euro per importi pari o superiori a 500mila euro. Nella relazione tecnica dell'emendamento si precisa che secondo dati Bankitalia risulta un numero complessivo di circa 22 milioni di conti titoli e la norma porterà un recupero di gettito di circa 897 milioni di euro annui per i primi due anni e di circa 2.525 milioni di euro per gli anni a partire dal 2013.

TICKET - Scatta da subito anche il ticket sanitario da 10 euro sulla diagnostica e la specialistica e da 25 euro sui codici bianchi del pronto soccorso.

ACCISE BENZINA - Vanno a regime gli aumenti provvisori delle accise sui carburanti.

PATTO DI STABILITA' INTERNO - Cambiano i criteri di virtuosità dei comuni per l'applicazione del patto di stabilità interno. Un emendamento prevede che il primo di tali criteri vi sia la «convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard». Un altro criterio sarà «l'aver operato dismissioni di partecipazioni societarie». Previsti tagli dei trasferimenti alle regioni.

AMMORTAMENTI - La quota di ammortamento finanziario deducibile non sarà superiore al 2% del valore dei beni in concessione. Per le imprese concessionarie di costruzione e gestione autostrade e trafori la percentuale è pari invece all'1%. Il limite massimo dell'accantonamento passa così dal 5% all'1% del costo del bene e gli accantonamenti sono deducibili in quote costanti nell'esercizio stesso e nei 5 anni successivi. la disposizione si applica da subito.

ACCORPAMENTO DEI PICCOLI COMUNI - I piccoli comuni dovranno associarsi già dal 2011 per l'espletamento di almeno due funzioni fondamentali loro spettanti dall'attuale legge. Entro il 2012 dovranno esercitare in forma associata quattro funzioni fondamentali ed entro il 2013 tutte e sei le funzioni fondamentali loro spettanti.

STOCK OPTION - L'aliquota addizionale del 10%, su bonus e stock option, che si applica alla parte dello stipendio variabile per la quota che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione si applica ora invece direttamente a tutta la parte eccedente.

LE REGIONI - Non mancano le reazioni al nuovo volto della manovra. «Questa manovra non mette le Regioni in condizione di svolgere le proprie funzioni». Rimane assolutamente negativo il giudizio del presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine dell'incontro tra enti locali e una delegazione del Governo composta dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dal ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli e dal responsabile per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. «Questa manovra - ha sottolineato Errani - pesa per il 47% sulle Regioni ma le Regioni pesano per il 16% sulla spesa pubblica: perciò una manovra senza equilibrio e lo abbiamo detto con chiarezza». Errani aveva premesso che le Regioni hanno detto al Governo «che condividiamo per senso di responsabilità che la manovra venga approvata in tempi rapidi perchè occorre bloccare l'attacco al debito sovrano e all'euro. Però abbiamo chiesto di vederci subito dopo la manovra per fare il punto, fermo restando alcune questioni: per quanto riguarda le gravi conseguenze che la manovra determinerà sui servizi per i cittadini e le imprese deve essere chiaro di chi è la responsabilità. Non ci stiamo al gioco del cerino, che scarica la colpa sugli enti locali. Inoltre il federalismo fiscale non è attuabile, chiediamo quindi che si faccia una verifica complessiva rispetto ai decreti attuativi. Poi va rifatto il Patto per la salute. Non è possibile che ci siano interventi unilaterali da parte del Governo».

IL CNEL - A proposito della manovra è intervenuto anche il presidente del Cnel, Antonio Marzano, sentito in un'audizione al Senato. Ecco alcuni passaggi chiave: «L'Italia sta compiendo numerose missioni all'estero, ma quali che siano gli obiettivi perseguiti, che sono certamente di pace, occorrerebbe fare una riflessione sulle risorse disponibili». Spese che pesano sul bilancio e perciò «si potrebbe chiedere all'Europa di togliere i costi di queste missioni dai parametri di Maastricht».

LA CORTE DEI CONTI - Anche la suprema magistratura contabile si è espressa sul decreto correttivo contenente la manovra per mettere in sicurezza i conti pubblici. Dalla Corte dei Conti arriva «un giudizio largamente positivo sulla manovra, che, anche a seguito dell'espressa intenzione di riportare nel decreto-legge la clausola di salvaguardia intesa a garantire i risparmi nel settore fiscale e assistenziale, risulta ulteriormente rafforzata». Lo ha affermato il Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino che è stato sentito dalle Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera.

L'ISTAT - È ricca di allegati la relazione presentata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini al Parlamento in relazione alla manovra che nei desiderata di Tremonti dovrebbe fare un primo passaggio venerdì al Senato. Imprenditoria giovanile, economia pubblica, costi dello Stato, import, export, consumi e occupazione sono solo alcune delle analisi dettagliate che accompagnano il giudizio dell'istituto nazionale di statistica. Molte delle misure proposte - si legge nel documento portato in Senato da Giovannini - conducono a un aggiustamento di natura certa. È questo il caso dei tagli alla sanità, agli enti locali, all'indicizzazione delle pensioni o della prosecuzione del blocco delle remunerazioni nella pubblica amministrazione. «D'altro canto - ha spiegato il presidente dell'Istat - la riduzione nell'incertezza sulla realizzazione degli obiettivi di bilancio, oltre ai possibili effetti sull'erogazione di servizi, potrebbe avere un impatto di natura fiscale su prezzi e tariffe». Il giudizio sul taglio dei costi della politica si concentra invece sulla possibilità che nascano «contenziosi nei confronti della commissione» presieduta dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.

 

 

LE REAZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE- Duecentotrentatre euro a testa: è questa la nuova «tassa» che - secondo NIdiL CGIL - i precari, ma non solo, si vedranno costretti a pagare se promuoveranno una causa di lavoro per il riconoscimento di propri diritti. Nella manovra finanziaria attualmente al vaglio del Parlamento - ricorda il sindacato in una nota - vi è, infatti, una norma che introduce pagamenti per le cause di lavoro. Finora il lavoratore che ricorreva al giudice per far valere un proprio diritto era esentato dal pagamento del cosiddetto «contributo unificato»; esenzione che il governo ha ora l'intenzione di rimuovere

 

 

Con 40 anni di contributi un mese più tardi

 

 

Si andrà in pensione più tardi e le pensioni d’oro saranno gravate da un contributo straordinario. L’emendamento del relatore di maggioranza contiene diverse cattive notizie per chi deve andare in pensione o per chi lo è già. Per la prima volta vengono toccati anche i lavoratori con 40 anni di contributi che, finora, potevano lasciare immediatamente il lavoro, indipendentemente dall’età anagrafica, al raggiungimento del requisito contributivo. Dal 2012 dovranno invece aspettare un mese. Coloro che matureranno i 40 anni nel 2013 due mesi e infine tre mesi quelli che raggiungeranno la soglia nel 2014. Non cambia nulla per chi matura i 40 anni di contributi entro il 31 dicembre 2011. Questa norma, stima la relazione tecnica all’emendamento, riguarderà 68 mila lavoratori privati e 11 mila dipendenti pubblici e 34.500 lavoratori autonomi. Dal ritardo del pensionamento per chi raggiunge 40 anni di contributi i tecnici stimano risparmi pari a 201 milioni di euro nel 2013, 433 milioni nel 2014 710 milioni nel 2015 e 790 milioni nel 2016.

Arriva inoltre un contributo di solidarietà del 5-10% sulle pensioni d’oro. Da agosto 2011 e fino a tutto il 2014 sugli importi delle pensioni eccedenti i 90 mila euro lordi e fino a 150 mila euro si applicherà un prelievo del 5%, che salirà al 10% per la parte eccedente i 150 mila euro l’anno. È importante sottolineare che, secondo l’emendamento, a formare il trattamento pensionistico complessivo sul quale scatta il contributo di solidarietà concorrono anche i trattamenti erogati da forme pensionistiche integrative.

  Secondo le stime contenute nella relazione tecnica che accompagna l’emendamento del relatore di maggioranza il maggior gettito derivante dal contributo non è ingente. Si tratta di 18 milioni di euro quest’anno, che si riducono a 12 milioni al netto delle ritenute fiscali. Le maggiori entrate salgono rispettivamente a 44 milioni di euro al lordo del fisco (24 al netto) nel 2012 e negli anni successivi.

 

Rendite, bloccati gli adeguamenti oltre i 2.300 euro

 

 

Sulle pensioni c’è però anche una piccola buona notizia, dovuta alle pressioni che nei giorni scorsi sono state fatte sul governo sia dall’opposizione e dai sindacati sia da settori della stessa maggioranza. Un emendamento del relatore prevede infatti una correzione del congelamento dell’indicizzazione delle pensioni al costo della vita che era contenuto nel testo originario del decreto legge per i prossimi due anni. Sempre per il biennio 2012-2013, sale infatti dal 45% al 70% l'adeguamento all’inflazione delle pensioni medie, quelle fino al triplo degli assegni minimi (attorno ai 1.428 euro al mese). Resta confermata la piena indicizzazione per le pensioni inferiori e l'azzeramento per quelle superiori a cinque volte il minimo, pari a circa 2.380 euro mensili, per due anni.

La stretta, sia pure attenuata rispetto all’impianto iniziale della manovra, comporterà ugualmente risparmi consistenti: 420 milioni di euro nel 2012, 680 nel 2013 e altrettanti nell’anno successivo. La relazione tecnica stima infatti nel 22,3% la quota percentuale del monte pensioni relativo a trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo.

La sorpresa finale sul capitolo previdenziale dell’emendamento del relatore è pero ancora di segno negativo. Ci sarà infatti un ulteriore anticipo della norma che fa aumentare automaticamente per tutti l’età pensionabile in rapporto all’allungamento della speranza di vita. Il meccanismo scatterà infatti dal primo gennaio 2013 e non più dal 2014. In base alla norma, precisa la relazione tecnica, si stima che si andrà in pensione più tardi di 3 mesi dal 2013, mentre per i successivi adeguamenti triennali la previsione è di altri 4 mesi in più dal 2016 e così (4 mesi ogni tre anni) fino a circa il 2030 e intorno a tre mesi in più ogni tre anni fino al 2050. Tirando le somme, significa che, rispetto a oggi, nel 2050 si andrà in pensione 3 anni e 10 mesi più tardi.

 

Da IL MESSAGGERO del 14 luglio 2011

Manovra, subito i nuovi ticket
giro di vite sulle pensioni d'oro

ROMA - Una manovra «rafforzata per tutto il quadriennio». Così Giulio Tremonti, intervenendo all'assemblea dell'Abi, aveva illustrato le modifiche al decreto legge che sarà approvato definitivamente entro venerdì. Gli emendamenti che portano la firma del relatore Gilberto Pichetto Fratin, diffusi nel tardo pomeriggio al Senato, confermano in pieno questa impostazio

Il ministro dell'Economia ha anche ribadito il proprio impegno a seguire il percorso di risanamento che inizia con il decreto, escludendo quindi qualsiasi ipotesi di dimissioni: «Hic manebimus optime» ha detto facendo proprio il latino di Tito LivioCosì - di fronte alle turbolenze sui mercati ed allo spettro di una fuga dai titoli di Stato italiani - entrano nel testo misure anche più dure di quelle originariamente concepite, sia sul versante fiscale che su quello dei risparmi di spesa. Misure che ora diventeranno legge nel giro di poche ore e che solo futuri imprevedibili cambiamenti di scenario permetteranno eventualmente di rimettere in discussione. Come indicato nei giorni scorsi dalla maggioranza, vengono certo ammorbidite la stretta sul bollo del deposito titoli e quella sulla rivalutazione delle pensioni, limitatamente ai redditi medio-bassi. Ma proprio in materia previdenziale, ad esempio, sono previste novità di un certo impatto. Come l'aumento fino a 3 mesi del periodo di attesa, tra maturazione del diritto e decorrenza effettiva, per coloro che vanno in pensione con 40 anni di anzianità.

Un aggiustamento doppiamente efficace per il bilancio dello Stato; perché nell'immediato ritarda l'accesso alla pensione per alcune decine di migliaia di lavoratori, incassando contemporaneamente contributi che non si trasformeranno in maggiori pensioni future, visto che nel sistema retributivo gli interessati hanno già raggiunto il massimo. Viene poi introdotto un contributo di solidarietà del 5-10 per cento per le pensioni superiori a 90 mila euro l'anno, sul modello del prelievo già operato ai dirigenti pubblici. Mentre l'agganciamento dell'età di uscita alla speranza di vita scatterà nel 2013, con un anno di anticipo.

Risulteranno indigeste anche le novità in materia di ticket sanitari. Saranno operativi già dalla prossima settimana quelli sulle visite specialistiche ambulatoriali  (10 euro) e sui codici bianchi al pronto soccorso (25 euro). Il governo ha infatti deciso di dare copertura finanziaria solo fino all'entrata in vigore della legge alla norma che anno per anno evitava l'applicazione di questo prelievo. La nuova stretta si aggiunge all'elenco delle questioni già aperte con le Regioni: ieri dopo l'incontro con il governo il presidente dell'Emilia-Romagna Errani ha fatto sapere che con questi tagli il federalismo non è attuabile, e saranno inevitabili riduzioni dei servizi alle famiglie. Mentre Romano Colozzi, assessore al Bilancio della Lombardia e coordinatore dei suoi colleghi, ha fatto notare numeri alla mano come la manovra colpisca in proporzione molto più Regioni ed autonomie locali che lo Stato centrale.

Poi c'è la norma che mette in sicurezza il pareggio di bilancio, specificando fin d'ora che in caso di mancata attuazione della delega fiscale saranno tagliate agevolazioni per 4 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014

 

Pensioni - Rivalutazione tagliata per gli assegni oltre 2.380 euro
Cambia il sistema di adeguamento delle pensioni all'inflazione, per gli anni 2012-2013. Il nuovo testo stabilisce che la rivalutazione sia drasticamente ridotta per i trattamenti previdenziali superiori a 5 volte il minimo Inps (circa 2.380 euro lordi mensili). Questi soggetti riceveranno l'adeguamento solo per la quota di pensione inferiore a 1.430 euro al mese circa, nella misura del 70 percento. Sono così sostanzialmente salvi coloro che sono al di sotto dei
2.380 mensili, i quali però solo per la quota oltre i 1.430 euro al mese, in forza di una norma già in vigore prima del decreto, si vedranno riconoscere la rivalutazione al 90 per cento.
Viene anche introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. In questo caso non si tratta di una minore rivalutazione ma di una decurtazione secca: sarà tagliato il 5 per cento della quota di pensione tra 90.000 e 150.000 euro annui, e il 10 di quella oltre i 150.000. Non sarà toccata la parte di pensione fino a 90.000 euro. Grazie a questo prelievo, che scatta dal primo agosto e vale fino a dicembre 2014, lo Stato risparmierà 24 milioni l'anno.

Pensioni - Dal 2013 per lasciare il lavoro ci vorranno 66 anni e 3 mesi
Dal 2013 tutti i requisiti pensionistici, relativi ad età e quote, saranno incrementati di 3 mesi: dunque ad esempio per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia serviranno per gli uomini 65 anni e 3 mesi (cui si aggiungono 12 o 18 mesi di ulteriore attesa). Scatta così con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto dalla versione originaria del decreto (e due rispetto alla legge del 2010) il meccanismo che lega i requisiti per la pensione alla crescita dell'aspettativa di vita. I successivi incrementi saranno decisi ex post in base alle rilevazioni demografiche dell'Istat: secondo le stime attuali è previsto per il 2050 un innalzamento cumulato di 3 anni e 10 mesi.
Un'altra novità riguarda coloro che vanno in pensione di anzianità con 40 anni di contributi. Per loro si allungherà di un mese dal 2012, di due nel 2013 e di tre nel 2014 il periodo di attesa per la pensione una volta conseguito il diritto che non viene messo in discussione. Attualmente questo periodo di attesa, la cosiddetta «finestra mobile» è pari a dodici mesi per i lavoratori dipendenti e diciotto per gli autonomi

Bollo titoli - Aumento progressivo e graduale per i conti oltre i 50.000 euro
Il forte aumento dell'imposta di bollo sui depositi titoli, riscossa dalle banche per conto dello Stato, viene attenuato e reso graduale grazie ad una diversa stima della platea interessata. Nella prima versione del decreto si riteneva che i contratti interessati fossero circa dieci milioni, ora con i dati di Abi e Bankitalia la stima è salita a ben ventidue. È possibile quindi rendere il prelievo progressivo mantenendo invariato il gettito. I nuovi importi su base annuale saranno i seguenti.
Per i depositi con giacenza fino a 50.000 euro 34,20 euro (invariato). Per quelli tra 50.000 e 150.000 euro 70 euro dal 2011 e 230 dal 2013. Per quelli fino a 500.000  240 euro dal 2011 e 780 dal 2013. Per quelli sopra i 500.000 euro il prelievo sarà di 680 euro dal 2011 e 1.100 dal 2013.
Le banche applicano l'imposta, che tecnicamente parlando é sulla comunicazione relativa al deposito titoli, con periodicità diversa, anche mensile o trimestrale o semestrale.   In questi casi tutti gli importi saranno divisi in proporzione rispetto a quello annuale.

Liberalizzazioni - Otto mesi per aprire servizi e professioni alla concorrenza
Una spinta alle liberalizzazioni, sulle quali il governo è stato finora molto prudente, è arrivata dopo l'intesa con l'opposizione. La regola è che entro otto mesi saranno determinati i settori dell'economia per i quali si giustifica una riserva di legge come quella dell'iscrizione all'albo per esercitare la professione. Per esempio, nel caso dei medici. Tutto il resto sarà liberalizzato, cioè aperto alla concorrenza senza più vincoli di accesso. Se il governo non definirà i settori regolati, afferma l'emendamento presentato in Senato, allora s'intenderà che le liberalizzazioni scatteranno per tutti automaticamente.
La nuova norma riguarderà servizi e professioni ma è stata ammorbidita rispetto alla stesura iniziale. Sarà infatti specificato che non riguarderà quelle professioni protette dall'articolo 33 della Costituzione là dove si prevede un esame di Stato per l'esercizio della professione. Sarebbero dunque salvi avvocati, notai, medici, giornalisti per i quali, ha spiegato il ministro, la modifica non era comunque in discussione.

Privatizzazioni - Per lo Stato e gli enti locali si riapre la stagione delle vendite
Si riapre la stagione delle privatizzazioni. «Entro il 31 dicembre del 2013 il ministro dell'Economia, previo parere del comitato di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, approva, su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri, uno o più programmi per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali». Lo stabilisce uno degli emendamenti-chiave alla manovra. Inoltre, cessioni riguarderanno anche aziende di proprietà di
Comuni e Regioni. Escluso il settore dell'acqua, sul quale incide il veto imposto dal referendum, gli enti locali saranno stimolati ad aprire ai privati le aziende controllate e che operano in altri settori (per esempio, i trasporti). Se lo faranno godranno di un trattamento privilegiato nel patto di stabilità interno e saranno premiati; altrimenti, manterranno inalterati gli attuali vincoli alla spesa.
Il nuovo programma di dismissioni potrà riguardare società oggi controllate al 100% dal Tesoro, come Fs, Poste e Rai, o da enti pubblici. Difficilmente però riguarderà Eni, Enel e Finmeccanica perché scendere sotto la quota del 30% del capitale oggi detenuto dallo Stato rischierebbe di comprometterne il controllo.

Carburanti - Diventa stabile l'aumento di 4 centesimi sulle accise
Ecco una modifica che non sarà gradita agli automobilisti. Il governo ha infatti deciso di stabilizzare l'aumento di 4 centesimi sulle accise deciso il 28 giugno per finanziare l'emergenza immigrati. L'aumento resta confermato anche per il 2012, a decorrere dal 1° gennaio del nuovo anno, e per gli anni successivi fino al 2015 incluso. Il nuovo prelievo consentirà un beneficio variabile tra 1,786 e 1,735 miliardi a seconda dell'anno di riferimento, al netto delle agevolazioni previste per il settore dell'autotrasporto e degli effetti sulle imposte dirette e sull'Irap.
Con il prezzo della benzina alle stelle, ormai sopra 1,6 euro, e quello del gasolio che ha superato quota 1,5 euro , l'aumento delle accise non giocherà a favore di una discesa dei prezzi. Inoltre, altri aumenti delle accise sono stati già stabiliti per il 2012, 2013 e 2014 dalla precedente manovra triennale per rifinanziare il fondo per lo spettacolo e dare un po' di ossigeno alla cultura. Il carico fiscale sulla benzina è ormai superiore al 54% del orezzo finale al consumatore.

Ammortamenti - Concessionarie autostradali niente tetto ma meno deduzioni
Cambia la contestata norma sugli ammortamenti delle concessionarie pubbliche. Il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale prevedeva un tetto dell'I per cento all'ammortamento dei beni gratuitamente esigibili, sostanzialmente quelli restituiti al termine della concessione. Una norma che aveva suscitato proteste soprattutto per il suo impatto negativo sugli investimenti futuri. Con la nuova versione il tetto viene cancellato per le concessionarie autostradali e di trafori, le quali in cambio vedono ridotto dal 5 all' 1 per cento il limite massimo dell'accantonamento deducibile a fronte di spese di ripristino o sostituzione degli stessi beni. Perle altre concessionarie invece il tetto sull'ammortamento passa dall' 1 al 2 per cento. Sempre in materia di fisco viene ampliata la base imponibile dell'addizionale del 10 per cento su bonus e stock option degli alti dirigenti aziendali: comprenderà tutti gli importi che eccedono la parte fissa della retribuzione. Da questa stretta il fisco si aspetta di ricavare 21,6 milioni di euro l'anno

 

 

Da LA REPUBBLICA online del 16/7/2011

IL CASO

La politica si fa lo sconto, sfuma il taglio agli stipendi degli onorevoli

Correzione notturna al testo neutralizza la norma precedente che riduceva le indennità alla media degli altri Paesi europei. L'ira delle opposizioni. I rimborsi elettorali saranno ridotti solo dalla prossima legislatura, meno auto blu ma dal 2012

di CARMELO LOPAPA

La Camera dei Deputati

ROMA - Taglio alle indennità dei parlamentari addio, o quasi. Meglio equipararsi ai sei paesi più ricchi dell'Unione europea. E poi rimborsi elettorali ridotti ma dalla prossima legislatura, auto blu da ridimensionare ma dal 2012, vitalizi salvati in extremis, finanziamenti ai partiti appena sforbiciati. Doveva essere il fiore all'occhiello della manovra lacrime e sangue. Il buon esempio all'insegna dell'austerity dato dalla politica, perché - ammoniva Tremonti ancora pochi giorni fa - non si possono chiedere sacrifici agli italiani senza imporli alla classe dirigente.
E invece ecco servito il bluff. La manovra appena approvata da 70 miliardi, che si abbatterà tra ticket e superbolli su famiglie e risparmiatori, nel testo definitivo rinvia e in qualche caso annulla i buoni propositi di chi l'ha scritta. Il colpo grosso è andato in scena nel chiuso delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio al Senato sulla norma più attesa. Proprio quella che avrebbe dovuto equiparare le indennità parlamentari a quelle dei paesi Ue. Falcidiata tra la notte del 12 e il 13 mattino grazie a un paio di emendamenti targati Pdl.
Il testo originario di Tremonti prevedeva (dalla prossima legislatura) l'equiparazione delle attuali indennità parlamentari italiane a quelle dei 17 paesi dell'area euro. A conti fatti, per passare dall'attuale "trattamento economico" base (al netto delle varie voci accessorie) di quasi 12 mila euro mensili lordi dei nostri parlamentari, ai 5.339 euro della media europea, com'è stata di recente calcolata dal Sole 24 ore. Risultato: Camera e Senato che oggi sborsano circa 144 milioni all'anno per le indennità, ne avrebbero spesi solo 62 milioni, meno della metà (il 53,5% in meno).
E invece, viene azzerato o quasi quel risparmio da 82 milioni. Come? Grazie a due colpi sottobanco. L'emendamento 1.1 del relatore in commissione, il pidiellino Picchetto, che prevede intanto un adeguamento della paga a quella non dei 17 paesi euro, ma dei "sei principali" paesi Ue, quindi dei più grandi. Infine, con l'emendamento 1.2 del duo siciliano (sempre Pdl) Fleres-Ferrara, con cui viene sancito che in futuro l'adeguamento andrà fatto in base alla "media", sì, ma "ponderata, rispetto al Pil" di quei paesi. Dovrà tener conto cioè non del numero dei cittadini, ma della ricchezza dei sei paesi. Bizantinismi. Sta di fatto, protesta il senatore Pd Francesco Sanna che si è battuto in commissione, "che con il sistema prescelto da maggioranza e governo la riduzione, se ci sarà, sarà lievissima". Anzi, con la media "ponderata al Pil", non sarà neanche detto che la decurtazione ci sarà. Il Pdl d'altronde in commissione aveva difeso a spada tratta la busta paga, contro "la deriva populista" e in difesa della "prestigio del Parlamento", con una sfilza di interventi, da Raffaele Lauro a Giuseppe Saro a Andrea Pastore. Missione compiuta.

Ma è solo il bluff più macroscopico, tra quelli che vengono a galla in queste ore in cui enti locali e sindacati denunciano la mannaia da 500 euro l'anno a famiglia in arrivo con la manovra. Scomparsa la norma che cancellava i vitalizi dei parlamentari che - grazie ai 2.238 assegni staccati ogni mese da Camera e Senato per gli "ex" - comportano un esborso annuo da 218,3 milioni di euro: ben più che per gli onorevoli in servizio. Mai messa nero su bianco quella annunciata sull'azzeramento delle indennità da 2.243 euro dei ministri (che si somma a quella da parlamentare) che avrebbe consentito di risparmiare 100 mila euro al mese, dunque un milione e 200 mila euro l'anno. Ha vissuto solo un paio di giorni sui giornali. Le auto blu - che sono oltre 15 mila e costano 1 miliardo di euro l'anno - non potranno avere in futuro una cilindrata superiore a 1.600, ma quelle in servizio saranno tenute fino alla rottamazione. I rimborsi elettorali ai partiti per le elezioni, che pesano per 180 milioni di euro, saranno ridotti, ma solo "dalla prossima legislatura" e solo del 10 per cento: 18 milioni appena di risparmio. Il voto di ogni tedesco oggi viene ripagato ai partiti con 38 centesimi, in Italia continuiamo a viaggiare sui 3,5 euro. Il rigore sulla politica può attendere.

(16 luglio 2011)

 

agosto 2011

Un ulteriore giro di vite: appendice alla manovra di luglio!

 

Dal Corriere della Sera on line  (www.corriere.it) di venerdì 12 agosto

http://www.corriere.it/economia/11_agosto_13/sensini_statali_prelievo_b8c4a6e8-c578-11e0-88c8-3552ba0345da.shtml

 

I contenuti della manovra anti-crisi varata dal Consiglio dei ministri

Dagli statali al prelievo, tutte le misure

Un miliardo all'anno dal contributo di solidarietà, otto dai risparmi del Palazzo. Addizionale sui redditi

 

 

 

ROMA - Venti miliardi nel 2012, altri venticinque e mezzo nel 2013. Per arrivare al pareggio di bilancio un anno prima del previsto, servirà uno sforzo aggiuntivo di 45,5 miliardi di euro. Che, naturalmente, si somma alle misure già decise tre settimane fa. Calcolando anche queste, la correzione dei conti sale a 25,5 miliardi nel 2012, a 49,5 nel 2013 (superando così il «record» della manovra Amato del '92), più i 20 del 2014. Ed essendo composta da misure quasi tutte di carattere permanente, la cifra complessiva è astronomica: 195 miliardi di euro in tre anni, senza contare che parte del decreto avrà effetto anche sui conti pubblici di quest'anno. La maggior parte delle risorse arriveranno dai tagli alla spesa pubblica, ma nel menu della manovra entrano anche nuove tasse. A fare i sacrifici maggiori sarà la spesa dei ministeri e degli enti locali, ma un contributo decisivo arriverà dalla riforma dell'assistenza sociale (o dal taglio delle detrazioni fiscali). E, anche se in misura più contenuta, pagheranno pure i lavoratori del settore privato, i pensionati, i risparmiatori, le società energetiche. Ecco come.

Il contributo di solidarietà
A carico dei lavoratori dipendenti del settore privato e degli autonomi scatta un contributo di solidarietà per il 2012 ed il 2013. I datori di lavoro tratteranno, e poi gireranno all'erario, il 5% della retribuzione lorda eccedente i 90 mila euro annui ed il 10% della parte che supera i 150 mila euro. Esattamente come previsto dalla manovra dell'anno scorso per i dipendenti pubblici, per quest'anno ed il prossimo. Per i lavoratori autonomi si interverrà in sede di dichiarazione dei redditi, con l'applicazione di un'addizionale Irpef (da stabilire) sulle due aliquote più alte, quella del 41% che scatta oltre i 55 mila euro lordi annui e quella del 43% che vale per la quota di reddito eccedente i 70 mila euro. Dal contributo di solidarietà è atteso un gettito di circa un miliardo di euro l'anno.

Le nuove imposte
Per tutte le rendite finanziarie, fatta eccezione per i rendimenti dei titoli di Stato, il decreto stabilisce un'aliquota unica di tassazione, pari al 20%. Significa che la tassa sui depositi bancari scenderà rispetto all'attuale 27%, mentre salirà l'imposizione sui capital gain, oggi pari al 12,5%. Anche dal riordino delle tasse sulle rendite è atteso un maggior gettito di circa un miliardo. Più o meno la stessa cifra arriverà dall'aumento delle tasse sui giochi e delle accise su carburanti e tabacco. A carico delle società energetiche scatterà, poi, una nuova «Robin Hood Tax» come la chiama il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ed anche in questo caso sono previste maggiori entrate per un miliardo.

Pensioni e lavoro
Saltati per l'opposizione della Lega e dei sindacati, nella manovra non ci sono più le misure per scoraggiare ulteriormente le pensioni anticipate. Per le donne impiegate nel privato, sarà invece anticipato al 2016 l'avvio del percorso che porterà l'età per la pensione di vecchiaia dagli attuali 60 a 65 anni. Si procederà in modo molto graduale, per arrivare a regime nel 2028. I risparmi attesi dalla previdenza (un miliardo nel 2012 e altrettanto nel 2013) arriveranno dal rinvio di due anni del pagamento della buonuscita (che corrisponde al Tfr) per i lavoratori pubblici che optano per il pensionamento anticipato. Il congelamento biennale della liquidazione (che non impedisce ovviamente la permanenza al lavoro) assorbirà lo scaglionamento della buonuscita già deciso nel luglio 2010. Anche per i lavoratori della scuola, finora esclusi, si applicherà il regime delle finestre mobili per la pensione, il che significa aspettare 9 mesi dopo i requisiti. Per gli statali, però, ci sono altre brutte notizie: rischiano infatti il mancato pagamento della tredicesima se la pubblica amministrazione in cui sono occupati non rispetterà i parametri di spesa.
Nel decreto entra anche una norma che stabilisce la validità «erga omnes» dei contratti aziendali stipulati in base all'intesa tra sindacati e Confindustria di giugno. I contratti potranno anche derogare dal contratto nazionale e dallo Statuto dei Lavoratori e saranno incentivati fiscalmente con l'aliquota del 10% sulla retribuzione collegata alla produttività. Un'altra norma ridefinisce la disciplina del tirocinio, per evitarne l'abuso, mentre diventa reato penale l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.

I costi della politica
L'intervento sull'apparato dello Stato vale circa 8,5 miliardi l'anno. Saranno accorpati i Comuni con meno di mille abitanti (sono 1.500), e abolite le Provincie (sono 34) con meno di 300 mila abitanti. Ci saranno dei nuovi limiti al numero degli assessori provinciali e comunali, poi scatterà l'incompatibilità tra il mandato parlamentare e gli incarichi pubblici (e un taglio del 50% dell'indennità se il parlamentare continua a esercitare la professione), mentre tutti gli «eletti» e i dipendenti dello Stato saranno costretti a volare in classe economica. Nel complesso la manovra sui costi della politica porterà alla cancellazione di 54 mila poltrone.

Enti locali e ministeri
Per loro la nuova manovra sarà un boccone amarissimo da digerire, con altri 9,5 miliardi di tagli nel biennio 2012-13, che si aggiungono a quelli già pesanti decisi nel 2010 e tre settimane fa. Nel solo 2012 ci saranno minori trasferimenti ai Comuni per 1,7 miliardi, per 700 milioni alle Province, per 3,6 miliardi alle Regioni (2 solo per quelle a statuto speciale). Con il decreto sarà tuttavia anticipato al 2012 l'avvio del federalismo fiscale, che consentirà ai Comuni di rimpinguare le casse con la nuova Imposta municipale unica. Regioni ed enti locali saranno poi chiamati a liberalizzare ed eventualmente privatizzare i servizi pubblici. Anche sui ministeri si abbatterà un'altra stangata. Per il 2012 sono previsti 6 miliardi di tagli ulteriori (5 se funzionerà la «Robin Hood Tax»), cui se ne aggiungeranno altri 2,5 nel 2013. Il dettaglio delle riduzioni di spesa per ciascuno ministero sarà operato a settembre all'interno della nuova Legge di Stabilità.

Le altre misure
La delega per la riforma dell'assistenza sociale sarà anticipata al 2011 e dispiegherà i suoi effetti già nel 2012 (con un risparmio di 4 miliardi, che saliranno a 17 nel 2013): sarà messo a punto un nuovo «indicatore di bisogno» più severo per l'accesso alle prestazioni dell'Inps, poi saranno rivisti i criteri per le pensioni di invalidità e gli assegni di reversibilità. Se non dovesse aver successo la riforma dell'assistenza, i 17 miliardi arriveranno da un taglio di pari entità di tutte le agevolazioni, deduzioni e detrazioni fiscali.
Nel pacchetto messo a punto dall'esecutivo ci sono poi alcune misure per contrastare l'evasione. A cominciare dalle sanzioni, che possono arrivare fino alla sospensione dai relativi Ordini, dei professionisti che non rilasciano le fatture. Per contrastare l'economia in nero il limite all'uso del contante scende alle transazioni di importo pari o superiore ai 2.500 euro, mentre dal prossimo anno ci sarà una nuova revisione degli studi di settore, lo strumento attraverso il quale gran parte degli autonomi pagano le tasse. Confermato anche l'accorpamento nella domenica delle festività non religiose previste dal Concordato: il 25 aprile, il primo maggio e anche la festa del santo patrono della città, dunque, si andrà a scuola o al lavoro (e senza il pagamento della festività). Il decreto contiene, infine, anche una norma quadro per la liberalizzazione delle professioni.

Mario Sensini
13 agosto 2011 11:41

 

 

Dal Corriere della Sera on line  (www.corriere.it) di domenica 14 agosto  

http://www.corriere.it/economia/11_agosto_14/digiacomo-sensiniprelievo-statali-autonomi_be3ab3d8-c645-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml

 

Prelievo, statali, autonomi: ecco il decreto

I sindacati protestano: colpiti i soliti. Stangata su tabacco e giochi. Il caso Sistri

ROMA - Il contributo di solidarietà sull'Irpef varrà per tre anni, a partire già dal 2011, e sarà applicato nella stessa forma a tutti: lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi, pensionati, percettori di redditi diversi da quelli di lavoro. Gli autonomi, dunque, pagheranno come tutti gli altri il 5% della quota di reddito superiore ai 90 mila euro annui lordi e il 10% della parte eccedente i 150 mila euro, mentre nelle prime bozze della manovra il contributo sugli autonomi sarebbe scattato dai 55 mila euro in su. Agire in modo diverso sarebbe stato incostituzionale, ma in questo modo la stragrande maggioranza dei professionisti sarà esentata dalla sovrattassa: solo notai, farmacisti e dirigenti d'azienda dichiarano, in media, più di 90 mila euro l'anno. I medici e i chirurghi non arrivano a 65 mila euro, i commercialisti dichiarano poco più di 50 mila euro, per non parlare degli psicologi (20 mila euro l'anno) e dei gioiellieri (14 mila euro lordi annui). E la polemica divampa.

«Pagano i soliti noti»
I sindacati sono arrabbiati, i dirigenti non ne parliamo, l'opposizione fortemente critica. «La manovra del governo scarica il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse» sottolinea il Partito democratico in una nota. «Siamo di fronte a una manovra assolutamente iniqua e anche quando si parla di solidarietà va a pescare tra i non evasori e su chi già paga le tasse» incalza il segretario della Cgil, Susanna Camusso. «Siamo sempre stati contrari a ipotesi che finiscono con il gravare su quelle categorie di cittadini che già pagano le tasse» osserva la Uil, mentre la Cisl sottolinea che per i lavoratori autonomi sarebbe stato preferibile una forma «di imposizione patrimoniale sugli immobili e i patrimoni mobiliari». «Siamo alle solite! A pagare sono sempre i soliti quattro gatti che per professionalità e responsabilità hanno un reddito medio-alto ben noto al fisco» protestano Cida e Confedir-Mit, le organizzazioni che rappresentano i dirigenti.
A versare il contributo di solidarietà, a conti fatti, saranno appena 511 mila contribuenti. E non pagheranno poco, perché la relazione tecnica non ancora definitiva del decreto spiega che il gettito sarà di 726 milioni di euro nel 2012, di 1,6 miliardi nel 2013 e nel 2014. E questo nonostante le precauzioni adottate dal governo: la deducibilità dall'imponibile (non essendo una tassa, ma un contributo), il che riduce il prelievo effettivo al 3-3,5% sulla prima fascia e al 6-7% oltre i 150 mila euro, e il suo «plafonamento». Per i redditi maggiori ci sarà una soglia di sbarramento, fatta in modo tale che il prelievo non possa superare il 48%.
Il nuovo meccanismo, in ogni caso, sostituirà il prelievo sugli stipendi dei dipendenti pubblici deciso l'anno scorso per il 2011 ed il 2012 (anche in questo caso il 5% sopra 90 mila euro, il 10% sopra i 150), ma anche il contributo di perequazione sulle pensioni superiori ai 90 mila euro appena deciso con il decreto dello scorso mese di luglio. Le modalità di applicazione del prelievo saranno stabilite con un provvedimento del Tesoro entro fine settembre. I dipendenti senza altri redditi vedranno decurtarsi la busta paga a partire da gennaio, mentre gli altri pagheranno in sede di dichiarazione dei redditi 2011, cioè a maggio-giugno.

Tabacco, giochi, Robin Tax
Altra novità che emerge dal testo del decreto, che oggi sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è la nuova stangata sui giochi e sulle sigarette, dalla quale dovranno arrivare non meno di 1,5 miliardi di euro a partire dal prossimo anno. I Monopoli potranno infatti recuperare gettito con nuove lotterie, ma anche modificare le percentuali dei montepremi o la misura del prelievo erariale unico, così come i compensi per i gestori e i punti vendita. Non basta, perché potranno essere aumentate anche le aliquote delle imposte di consumo sulle sigarette. Che per arrivare al gettito atteso dovranno essere innalzate di un bel po'.
Brutte notizie anche per le aziende energetiche, che dovranno continuare a pagare la Robin Hood Tax, come la chiama Giulio Tremonti, in vigore fino a tutto il 2011, per giunta maggiorata. L'addizionale Ires sale infatti dal 6,5 al 10,5%, ma sarà allargata anche la platea dei soggetti colpiti dalla tassa. Pagheranno anche tutti i produttori di energia rinnovabile (oggi è compresa solo l'idroelettrica), quindi eolico, fotovoltaico e biomasse, ma anche le società di trasporto dell'energia elettrica e del gas (solo SnamReteGas sborserebbe 220 milioni, Terna 90). In questo modo la Robin Hood Tax porterebbe nelle casse dell'erario 1,8 miliardi nel 2012, 900 milioni nel 2013 e 2014, mentre con il ritorno all'addizionale del 6,5% dal 2013, a regime si attende un gettito di 300 milioni l'anno.

Cnel e mini enti
Per ridurre i costi degli apparati dello Stato, è previsto il dimagrimento del Cnel, ma anche la cancellazione di alcuni enti pubblici minori. Il Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro passa da 121 a 70 membri, mentre saranno soppressi tutti «gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore ai settanta addetti». I mini enti interessati non vengono individuati, ma secondo il ministero della Funzione pubblica potrebbero essere circa una trentina. Ci sono, infatti, delle deroghe: sono escluse le autorità portuali, gli enti parco, gli ordini professionali e le federazioni sportive. A rischio ci sarebbe, invece, anche la storica Accademia della Crusca di Firenze.

Cancellato il Sistri
Tra le novità che emergono dal testo del decreto, inserita tra le misure di semplificazione che servono a stimolare l'attività economica, c'è anche l'abolizione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, il cosiddetto Sistri, tanto odiato dalle imprese. «In maniera un po' eccessiva, era stato esteso a una serie di soggetti, tipo gli artigiani, con relativi oneri e complicazioni», ha spiegato ieri il ministro Roberto Calderoli. La cancellazione del Sistri, introdotto nel 2009 ma mai entrato in vigore, scatena però molte proteste, non solo da parte degli ambientalisti. «È un innegabile regalo alle ecomafie», dice il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Per lo stesso motivo protesta il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che giudica la norma «gravissima» e «inaspettata»

  Statali
Un altro aspetto finora non emerso è quello relativo alla mobilità degli statali. Nel decreto è infatti previsto il potere di modificare «il luogo di esecuzione della prestazione lavorativa attraverso lo strumento del trasferimento definitivo o temporaneo». Tradotto: sarà più facile trasferire i dipendenti in base alle esigenze della pubblica amministrazione. La mobilità interregionale sarà materia di contrattazione, mentre potrebbe partire da subita quella in ambito del territorio regionale. Gli uffici saranno accorpati, ed «è prevista - spiega una nota del ministro Brunetta - anche la diminuzione della dotazione organica del personale assegnato»: la riduzione «viene calcolata non sulle unità di personale, bensì sulla spesa complessiva che dovrà ridursi in misura non inferiore al 10%».

Melania Di Giacomo, Mario Sensini
14 agosto 2011 09:43

 

 

 

Da LA REPUBBLICA on line  (www.repubblica.it) di lunedì 15  

http://www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/braccio_di_ferro_manovra-20453645/?ref=HREA-1

 

LA CRISI

Manovra da cambiare, governo all'angolo
Maroni e Formigoni: "Niente tagli ai Comuni"

Berlusconi alle prese coi malumori di maggioranza cerca alternative per non passare come "l'uomo delle tasse". Torna l'ipotesi di rialzare l'Iva. Casini: "Hanno portato l'Italia al disastro". Il governatore lombardo: "No al maggior carico fiscale; piuttosto vendiamo tutto a partire dalla Rai"

ROMA - L'unica cosa certa è che la manovra sarà modificata e che i tempi probabilmente non saranno brevi come invece richiesto dalla Ue. A sollecitare cambiamenti sostanziali, infatti, non sono solo le opposizioni e le parti sociali. Quello delle lamentazioni di maggioranza è diventato una specie di coro - dal gruppo dei vari Crosetto e Stracquadanio ai dissensi espliciti di Stefania Prestigiacomo - al quale si sono uniti oggi ministri "pesanti" come Roberto Maroni ed esponenti di primo piano come il governatore lombardo Roberto Formigoni.

Nel mirino ci sono sempre le scelte di Giulio Tremonti - l'uomo col cerino in mano e solo contro tutti - a cominciare soprattutto dalla tassa extra sui redditi over 90mila euro e dal drastico taglio ai trasferimenti agli enti locali. Del resto, a chiedere aggiustamenti è lo stesso Silvio Berlusconi il cui grande cruccio oggi è soprattutto quello di passare per "l'uomo delle tasse".
Formigoni, ben sapendo che con meno fondi dallo Stato potrebbe essere costretto a imporre balzelli regionali, ha riassunto in un nuovo appello al governo uno stato d'animo diffuso fra gli alleati: deve evitare di "mettere le mani nelle tasche agli italiani" e scongiurare i tagli a Regioni e Comuni: "Sono due punti da modificare completamente e a tutti i costi perché contraddicono l'identità stessa del Popolo delle libertà", ha detto all'Ansa. Allora dove prendere i soldi? "Occorre mettere in moto da subito un piano di privatizzazioni - afferma Formigoni - , di vendite e dismissioni degli asset dello stato a partire dalla Rai, dalle poste e dal vastissimo patrimonio di partecipazioni statali che ancora ci sono".
Sulla stessa linea, per quanto riguarda i fondi per gli enti locali, il ministro degli Interni: "La manovra del governo non è blindata - ha detto Roberto Maroni durante la tradizionale conferenza stampa di Ferragosto - Credo che il Parlamento debba fare uno sforzo per garantire un taglio dei tagli previsti per le autonomie locali. Mi auguro che i tagli ai Comuni si possano azzerare introducendo altre misure". Quanto alle Province, Maroni assicura che "il taglio porta con sé una diminuzione delle prefetture, ma non una diminuzione della presenza delle forze dell'ordine sul territorio".

Anche fra i ministri più vicini a Tremonti, come Roberto Calderoli, c'è disponibilità a modificare il decreto purché "i saldi restino invariati" e senza "smontare" il testo. Il percorso, a questo punto, passerà inevitabilmente per una nuova fase di mediazione interna alla maggioranza e un'altra parlamentare nella quale si vedrà se e quanto saranno prese in considerazione le proposte dell'opposizione. Soprattutto dalla prima fase dipenderanno i tempi. Poi, teoricamente, dal 22 agosto si comincerà a discuterne in Senato e il 5 settembre il testo dovrebbe già essere in aula. Sempre che si trovino le soluzioni alternative alla cura Tremonti.
Una delle novità potrebbe essere l'aumento di un punto dell'Iva (dal 20 al 21%), ipotesi caldeggiata dallo stesso Berlusconi, ma che per il ministro delle Finanze rischia di avere ulteriori effetti negativi sui consumi. Un'altra ipotesi, proposta dalle opposizioni e sulla quale si è detto possibilista il vicepresidente dei deputati pdl, Maurizio Lupi, è quella del prelievo una tantum sulle ricchezze rientrate con l'ultimo scudo fiscale. Anche la prima casa, fra l'altro, dovrebbe entrare nel calcolo della supertassa che colpirà per tre anni i contribuenti con un reddito superiore a 90mila euro.

Dall'altro lato l'opposizione annuncia una vera e propria contromanovra e il Pd con il segretario Bersani rilancia la proposta del governo di transizione, ipotesi sui cui termini invece non concorda l'Italia dei valori. Sulla crescita delle tasse locali torna ad attaccare oggi Pier Ferdinando Casini: "La manovra - dice il leader dell'Udc parlando con la stampa a Lecce - impatta pesantissimamente sul meridione, ma soprattutto sulle famiglie perché quando le Regioni, i Comuni vengono depotenziati degli introiti che hanno finiranno inevitabilmente per agire sulle aliquote Irpef o tagliando i servizi sociali che sono asili e mense scolastiche".
Il leader dell'Udc nel chiedere il ritiro della tassa di solidarietà ("iniqua, pagheranno i soliti") ha poi escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di ingresso nella coalizione che sostiene il governo: "Non abbiamo alcuna intenzione - ha spiegato prima di visitare il carcere di Lecce - di imbarcarci in una maggioranza che certamente ha portato l'Italia nel disastro in cui siamo".

(15 agosto 2011)

 

Dal sito del  SOLE24ORE  (www.ilsole24ore.com)

L'abc della manovra di Ferragosto. Tutte le novità dalla A alla Z

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-15/labc-manovra-ferragosto-135520.shtml?grafici

 


Dal SOLE24ORE on line di venerdì 19 agosto

Tutti armati contro la nuova manovra: così nel Pdl riesplode la guerra delle correnti

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-19/tutti-armati-contro-nuova-132842.shtml?uuid=AaO7zPxD

 

Da LA REPUBBLICA di venerdì 19 agosto (www.repubblica.it)

MANOVRA

Bagnasco: "Evasione record, famiglie colpite"
I Comuni pronti a scendere in piazza

Il presidente della Conferenza episcopale italiana parla delle misure approvate dal governo. Chiede tutele per la famiglia e contrasto all'evasione fiscale. I Comuni si preparano alla mobilitazione di piazza contro i tagli, il 29 agosto a Milano. Calderoli: "Le pensioni stanno bene così". Il Pd: "Confronto in aula solo con il dimezzamento dei parlamentari"

 

http://www.repubblica.it/politica/2011/08/19/news/manovra-20609878/?ref=HRER1-1

 

 

Dal CORRIERE DELLA SERA on line  (www.corriere.it) di venerdì 19 agosto  

 

A Tremonti in regalo il libro «È facile resistere alla preoccupazione se sai come farlo».

Pensioni, la Lega apre a ritocchi     Bossi e Tremonti contestati

Il Senatur sente il premier. Calderoli: possibile uno «scivolo». Decine di manifestanti fuori dall'hotel

http://www.corriere.it/politica/11_agosto_19/pensioni-bossi-tremonti-contestati_6243ceca-ca32-11e0-9ddb-a6b1d988da8e.shtml

 

Dal CORRIERE DELLA SERA on line  (www.corriere.it) di martedì 23 agosto  

l segretario del pd: «La pubblica amministrazione deve restringere il suo perimetro»

Il Pd: sì a imposta progressiva sugli immobili e a tassa sui capitali scudati

Bersani: «Nel 2014 le 3 manovre produrranno effetti per 55 miliardi contro i 40 necessari al pareggio di bilancio»

http://www.corriere.it/economia/11_agosto_23/bersani-pd-contromanovra_abdeb23e-cd89-11e0-8914-d32bd7027ea8.shtml

 

 

Da LA REPUBBLICA di martedì 23 agosto (www.repubblica.it)

MANOVRA

La Cgil proclama lo sciopero generale
Bersani: "Il governo non dice la verità"

http://www.repubblica.it/politica/2011/08/23/news/manovra_23_agosto-20769134/?ref=HRER3-1