|
|
|
|
RASSEGNA STAMPA 2011
Vai alla rassegna sulla manovra economica
Dal SOLE24ORE di domenica 5 giugno 2011
Previdenza. Dopo il cambio di disciplina del luglio scorso Parlamento e Governo si muovono in cerca di una soluzione. Ricongiunzione a caro prezzo Per la riunificazione dei contributi il conto può arrivare a 300mila euro RICONGIUNZIONE Grazie alla ricongiunzione il
lavoratore che è in possesso di più
spezzoni assicurativi può
unificarli. L'operazione
consente di avere una pensione unica. I periodi
ricongiunti sono utilizzati
come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono
stati unificati e danno quindi diritto
a pensione in base ai requisiti
previsti dal fondo stesso. Dal 1°
luglio 2010 l'operazione non è più gratuita ma è
diventata a titolo oneroso
(legge 122). Andrea Carli - Francesco Papa MILANO La
ricongiunzione alleggerisce il portafoglio del lavoratore,
che può arrivare a sborsare anche
300mila euro. Prima della manovra d'estate
(legge 122/2010), quella verso l'Inps era gratuita, mentre quelle "fuori
dall'Inps" erano a
pagamento, salvo casi particolari, quali, per esempio, gli statali
(legge 322/58), i fondi elettrici e
telefonici, il fondo Volo e altri: in questi
casi, infatti, pur essendo fuori
dall'ente le ricongiunzioni erano
gratuite. Con le nuove regole - introdotte
l'anno scorso per
impedire
che le dipendenti pubbliche potessero spostare gratis i
loro
contributi dall'Inpdap
all'Inps
ed evitare in questo modo l'innalzamento dell'età pensionabile - dal 1° luglio
2010 tutte le
ricongiunzioni,
a prescindere dalla gestione di provenienza e di destinazione, sono diventate a
titolo oneroso (si veda anche II Sole
24
Ore del 30 dicembre 2010). Per rendere l'idea della spesa che si cela dietro l'operazione, basta una simulazione: un dirigente telefonico di 59 anni ha 19 anni di contributi nell'Inps (Ago, assicurazione generale obbligatoria). Ha anche 18 anni di contributi nel Fondo telefonici, soppresso e confluito nell'istituto di previdenza, e tre anni nell'ex Fondo ferrovie, anch'esso passato all'ente. Gli potrebbe convenire la ricongiunzione di tutti i contributi nell'Inps. L'operazione, tuttavia, non sarebbe proprio a costo zero. Facciamo qualche calcolo: il dirigente ha una retribuzione annua di 200mila euro. Se decide di ricongiungere i contributi maturati all'Inps, deve pagare circa 285mila euro. Con questa mossa, consegue un'unica pensione, dell'importo di 170mila euro l'anno. Se invece non optasse per la ricongiunzione ma per la totalizzazione dei contributi, avrebbe tre quote di pensione distinte: una di 35mila dall'Inps, una di circa 10mila euro dal Fondo Ferrovie e circa 80mila dal Fondo telefonici. Il lavoratore, infine, avrebbe una terza possibilità: ricongiungere tutto non nell'Inps ma nel Fondo telefonici. In questa ipotesi, a causa del particolare meccanismo di calcolo (detto della "retribuzione teorica") che si applica per questo Fondo, conseguirebbe un'unica pensione di 135mila euro, pagando però un onere di ricongiunzione di 210mila euro. Il che, se paragonato alla prima ipotesi, quella di ricongiunzione all'Inps, significa 75mila euro in meno da pagare, ma anche 35mila euro di pensione in meno all'anno. In entrambe le ipotesi, il lavoratore potrà scaricare dalle tasse il 43% della somma spesa sostenuta per la ricongiunzione. Fin qui i numeri. Ci
sono poi le storie,
quelle reali. I lavoratori travolti
dal passaggio dalla ricongiunzione
gratuita a quella onerosa denunciano la
mancanza di gradualità nell'applicazione del
nuovo meccanismo. Un vicolo
cieco che produce conseguenze pesanti per
chi sta ultimando il proprio percorso lavorativo e
non può più ricalibrare le strategie professionali. Stefano da 12 anni è dirigente
d'azienda. Il prossimo anno raggiungerà i
requisiti per la pensione
d'anzianità secondo i criteri Inps (l'ente in cui è confluita la contribuzione
ex Inpdai) in regime retributivo. Ha circa 22 anni di contribuzione
precedente alla nomina a dirigente, che si trovano all'Enpals.
Fino all'entrata in vigore
della legge 122, il trasferimento dei
contributi tra Enpals e Inps avveniva
a titolo gratuito. «Per
cui - spiega il dirigente - non avevo
ancora richiesto il ricongiungimento
ritenendo di farlo con il giusto
anticipo rispetto alla richiesta di pensionamento. Il
mancato esercizio di quella che era una mia
facoltà fino al 30 giugno scorso ha
determinato questa conseguenza: con il
sistema retributivo e con gli attuali 34 anni circa di
anzianità contributiva, dovrei andare
in pensione con i criteri Enpals, riscuotendo
circa il 28% della mia attuale retribuzione».
Che fare? Attualmente c'è una proposta di legge bipartisan dei deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl). Se passerà, ha affermato Gnecchi, «si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto». «Stiamo pensando di sospendere la normativa fino al gennaio 2012, in modo di aver tempo per approvare la nuova legge», ha aggiunto Cazzola. Il ministro del Lavoro Sacconi ha annunciato la convocazione di un tavolo.
L’OPERAZIONE
IN CINQUE PUNTI
01 - LA NORMA
02 - IL
CALCOLO 03
- A CHI CONVIENE 04 - L'ALTERNATIVA 05 - IL FATTORE FISCALE
IL DIPENDENTE PUBBLICO
RASSEGNA STAMPA SULLA MANOVRA DEL GOVERNO
CORRIERE DELLA SERA online del 4 LUGLIO 2011 Assegni più leggeri da 8 a 150 euro
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Si andrà in pensione più tardi e le pensioni d’oro saranno gravate da un contributo straordinario. L’emendamento del relatore di maggioranza contiene diverse cattive notizie per chi deve andare in pensione o per chi lo è già. Per la prima volta vengono toccati anche i lavoratori con 40 anni di contributi che, finora, potevano lasciare immediatamente il lavoro, indipendentemente dall’età anagrafica, al raggiungimento del requisito contributivo. Dal 2012 dovranno invece aspettare un mese. Coloro che matureranno i 40 anni nel 2013 due mesi e infine tre mesi quelli che raggiungeranno la soglia nel 2014. Non cambia nulla per chi matura i 40 anni di contributi entro il 31 dicembre 2011. Questa norma, stima la relazione tecnica all’emendamento, riguarderà 68 mila lavoratori privati e 11 mila dipendenti pubblici e 34.500 lavoratori autonomi. Dal ritardo del pensionamento per chi raggiunge 40 anni di contributi i tecnici stimano risparmi pari a 201 milioni di euro nel 2013, 433 milioni nel 2014 710 milioni nel 2015 e 790 milioni nel 2016.
Arriva inoltre un contributo di solidarietà del 5-10% sulle pensioni d’oro. Da agosto 2011 e fino a tutto il 2014 sugli importi delle pensioni eccedenti i 90 mila euro lordi e fino a 150 mila euro si applicherà un prelievo del 5%, che salirà al 10% per la parte eccedente i 150 mila euro l’anno. È importante sottolineare che, secondo l’emendamento, a formare il trattamento pensionistico complessivo sul quale scatta il contributo di solidarietà concorrono anche i trattamenti erogati da forme pensionistiche integrative.
|
|
|
|
Sulle pensioni c’è però anche una piccola buona notizia, dovuta alle pressioni che nei giorni scorsi sono state fatte sul governo sia dall’opposizione e dai sindacati sia da settori della stessa maggioranza. Un emendamento del relatore prevede infatti una correzione del congelamento dell’indicizzazione delle pensioni al costo della vita che era contenuto nel testo originario del decreto legge per i prossimi due anni. Sempre per il biennio 2012-2013, sale infatti dal 45% al 70% l'adeguamento all’inflazione delle pensioni medie, quelle fino al triplo degli assegni minimi (attorno ai 1.428 euro al mese). Resta confermata la piena indicizzazione per le pensioni inferiori e l'azzeramento per quelle superiori a cinque volte il minimo, pari a circa 2.380 euro mensili, per due anni.
La stretta, sia pure attenuata rispetto all’impianto iniziale della manovra, comporterà ugualmente risparmi consistenti: 420 milioni di euro nel 2012, 680 nel 2013 e altrettanti nell’anno successivo. La relazione tecnica stima infatti nel 22,3% la quota percentuale del monte pensioni relativo a trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo.
![]()
Da IL MESSAGGERO del 14 luglio 2011
Manovra, subito i nuovi ticket
giro di vite sulle pensioni d'oro
ROMA - Una manovra «rafforzata per tutto il quadriennio». Così Giulio Tremonti, intervenendo all'assemblea dell'Abi, aveva illustrato le modifiche al decreto legge che sarà approvato definitivamente entro venerdì. Gli emendamenti che portano la firma del relatore Gilberto Pichetto Fratin, diffusi nel tardo pomeriggio al Senato, confermano in pieno questa impostazio
Il
ministro dell'Economia ha anche ribadito il proprio impegno a seguire il
percorso di risanamento che inizia con il decreto, escludendo quindi qualsiasi
ipotesi di dimissioni: «Hic manebimus optime» ha detto facendo proprio il
latino di Tito Livio.
Così - di fronte alle turbolenze sui mercati ed allo spettro di una fuga
dai titoli di Stato italiani - entrano nel testo misure anche più dure di
quelle originariamente concepite, sia sul versante fiscale che su quello dei
risparmi di spesa. Misure che ora diventeranno legge nel giro di poche ore e che
solo futuri imprevedibili cambiamenti di scenario permetteranno eventualmente di
rimettere in discussione. Come indicato nei giorni scorsi dalla maggioranza,
vengono certo ammorbidite la stretta sul bollo del deposito titoli e quella
sulla rivalutazione delle pensioni, limitatamente ai redditi medio-bassi. Ma
proprio in materia previdenziale, ad esempio, sono previste novità di un certo
impatto. Come l'aumento fino a 3 mesi del periodo di attesa, tra maturazione del
diritto e decorrenza effettiva, per coloro che vanno in pensione con 40 anni di
anzianità.
Risulteranno
indigeste anche le novità in materia di ticket sanitari. Saranno operativi già
dalla prossima settimana quelli sulle visite specialistiche ambulatoriali
(10 euro) e sui codici bianchi al pronto soccorso (25 euro). Il governo ha
infatti deciso di dare copertura finanziaria solo fino all'entrata in vigore
della legge alla norma che anno per anno evitava l'applicazione di questo
prelievo. La nuova stretta si aggiunge all'elenco delle questioni già aperte
con le Regioni: ieri dopo l'incontro con il governo il presidente
dell'Emilia-Romagna Errani ha fatto sapere che con questi tagli il federalismo
non è attuabile, e saranno inevitabili riduzioni dei servizi alle famiglie.
Mentre Romano Colozzi, assessore al Bilancio della Lombardia e coordinatore dei
suoi colleghi, ha fatto notare numeri alla mano come la manovra colpisca in
proporzione molto più
Poi
c'è la norma che mette in sicurezza il pareggio di bilancio, specificando fin
d'ora che in caso di mancata attuazione della delega fiscale saranno tagliate
agevolazioni per 4 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014
Pensioni
- Rivalutazione tagliata per gli assegni oltre 2.380 euro
Cambia il sistema di adeguamento delle pensioni
all'inflazione, per gli anni 2012-2013. Il nuovo testo stabilisce che la
rivalutazione sia drasticamente ridotta per i trattamenti previdenziali
superiori a 5 volte il minimo Inps (circa 2.380 euro lordi mensili). Questi
soggetti riceveranno l'adeguamento solo per la quota di pensione inferiore a
1.430 euro al mese circa, nella misura del 70 percento. Sono così
sostanzialmente salvi coloro che sono al di sotto dei
Viene
anche introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. In
questo caso non si tratta di una minore rivalutazione ma di una decurtazione
secca: sarà tagliato il 5 per cento della quota di pensione tra 90.000 e
150.000 euro annui, e il 10 di quella oltre i 150.000. Non sarà toccata la
parte di pensione fino a 90.000 euro. Grazie a questo prelievo, che scatta dal
primo agosto e vale fino a dicembre 2014, lo Stato risparmierà 24 milioni
l'anno.
Pensioni
- Dal 2013 per lasciare il lavoro ci vorranno 66 anni e 3 mesi
Dal 2013 tutti i requisiti pensionistici, relativi ad età e quote, saranno
incrementati di 3 mesi: dunque ad esempio per conseguire il diritto alla
pensione di vecchiaia serviranno per gli uomini 65 anni e 3 mesi (cui si
aggiungono 12 o 18 mesi di ulteriore attesa). Scatta così con un anno di
anticipo rispetto a quanto previsto dalla versione originaria del decreto (e due
rispetto alla legge del 2010) il meccanismo che lega i requisiti per la pensione
alla
Un'altra novità riguarda coloro che vanno in pensione di anzianità con 40 anni
di contributi. Per loro si allungherà di un mese dal 2012, di due nel 2013 e di
tre nel 2014 il periodo di attesa per la pensione una volta conseguito il
diritto che non viene messo in discussione. Attualmente questo periodo di
attesa, la cosiddetta «finestra mobile» è pari a dodici mesi per i lavoratori
dipendenti e diciotto per gli autonomi
Il forte aumento dell'imposta di bollo sui depositi titoli, riscossa dalle
banche per conto dello Stato, viene attenuato e reso graduale grazie ad una
diversa stima della platea interessata. Nella prima versione del decreto si
riteneva che i contratti interessati fossero circa dieci milioni, ora con i dati
di Abi e Bankitalia la stima è salita a ben ventidue. È possibile quindi
rendere il prelievo progressivo mantenendo invariato il gettito. I nuovi
importi su base annuale saranno i seguenti.
Per i depositi con giacenza fino a 50.000 euro 34,20 euro (invariato). Per
quelli tra 50.000 e 150.000 euro 70 euro dal 2011 e 230 dal 2013. Per quelli
fino a 500.000 240 euro dal 2011 e 780 dal 2013. Per quelli sopra i
500.000 euro il prelievo sarà di 680 euro dal 2011 e 1.100 dal 2013.
Le banche applicano l'imposta, che tecnicamente parlando é sulla comunicazione
relativa al deposito titoli, con periodicità diversa, anche mensile o
trimestrale o semestrale. In questi casi tutti gli importi saranno
divisi in proporzione rispetto a quello annuale.
Liberalizzazioni
- Otto mesi per aprire servizi e professioni alla concorrenza
Una spinta alle liberalizzazioni, sulle quali il governo è stato finora molto
prudente, è arrivata dopo l'intesa con l'opposizione. La regola è che entro
otto mesi saranno determinati i settori dell'economia per i quali si giustifica
una riserva di legge come quella dell'iscrizione all'albo per esercitare la
professione. Per esempio, nel caso dei medici. Tutto il resto sarà
liberalizzato, cioè aperto alla concorrenza senza più vincoli
La nuova norma riguarderà servizi e professioni ma è stata ammorbidita
rispetto alla stesura iniziale. Sarà infatti specificato che non riguarderà
quelle professioni protette dall'articolo 33 della Costituzione là dove si
prevede un esame di Stato per l'esercizio della professione. Sarebbero dunque
salvi avvocati, notai, medici, giornalisti per i quali, ha spiegato il ministro,
la modifica non era comunque in discussione.
Privatizzazioni
- Per lo Stato e gli enti locali si riapre la stagione delle vendite
Si riapre la stagione delle privatizzazioni. «Entro il 31 dicembre del 2013 il
ministro dell'Economia, previo parere del comitato di consulenza globale e di
garanzia per le privatizzazioni, approva, su conforme deliberazione del
Consiglio dei ministri, uno o più programmi per la dismissione di
partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali». Lo
stabilisce uno degli emendamenti-chiave alla manovra. Inoltre, cessioni
riguarderanno anche aziende di proprietà di
Il nuovo
programma di dismissioni potrà riguardare società oggi controllate al 100% dal
Tesoro, come Fs, Poste e Rai, o da enti pubblici. Difficilmente però riguarderà
Eni, Enel e Finmeccanica perché scendere sotto la quota del 30% del capitale
oggi detenuto dallo Stato rischierebbe di comprometterne il controllo.
Carburanti
- Diventa stabile l'aumento di 4 centesimi sulle accise
Ecco una modifica che non sarà gradita agli automobilisti. Il governo ha
infatti deciso di stabilizzare l'aumento di 4 centesimi sulle accise deciso il
28 giugno per finanziare l'emergenza immigrati. L'aumento resta confermato anche
per il 2012, a decorrere dal 1° gennaio del nuovo anno, e per gli anni
successivi fino al 2015 incluso. Il nuovo prelievo consentirà un beneficio
variabile tra 1,786 e 1,735 miliardi a seconda dell'anno di riferimento, al
netto delle agevolazioni previste per il settore dell'autotrasporto e degli
effetti sulle imposte dirette e sull'Irap.
Con il prezzo della benzina alle stelle, ormai sopra 1,6 euro, e quello del
gasolio che ha superato quota 1,5 euro , l'aumento delle accise non giocherà a
favore di una discesa dei prezzi. Inoltre, altri aumenti delle accise sono stati
già stabiliti per il 2012, 2013 e 2014 dalla precedente manovra triennale per
rifinanziare il fondo per lo spettacolo e dare un po' di ossigeno alla cultura.
Il carico fiscale sulla benzina è ormai superiore al 54% del orezzo finale al
consumatore.
Ammortamenti
- Concessionarie autostradali niente tetto ma meno deduzioni
Cambia la contestata norma sugli ammortamenti delle concessionarie pubbliche. Il
decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale prevedeva un tetto dell'I per cento
all'ammortamento dei beni gratuitamente esigibili, sostanzialmente quelli
restituiti al termine della concessione. Una norma che aveva suscitato proteste
soprattutto per il suo impatto negativo sugli investimenti futuri. Con la nuova
versione il tetto viene cancellato per le concessionarie autostradali e di
trafori, le quali in cambio vedono ridotto dal 5 all' 1 per cento il limite
massimo dell'accantonamento deducibile a fronte di spese di ripristino o
sostituzione degli stessi beni. Perle altre concessionarie invece il tetto
sull'ammortamento passa dall' 1 al 2 per cento. Sempre in materia di fisco viene
ampliata la base imponibile dell'addizionale del 10 per cento su bonus e stock
option degli alti dirigenti aziendali: comprenderà tutti gli importi che
eccedono la parte fissa della retribuzione. Da questa stretta il fisco si
aspetta di ricavare 21,6 milioni di euro l'anno
![]()
Da LA REPUBBLICA online del 16/7/2011
di CARMELO LOPAPA
La Camera dei Deputati
ROMA - Taglio alle indennità dei parlamentari addio, o
quasi. Meglio equipararsi ai sei paesi più ricchi dell'Unione europea. E poi
rimborsi elettorali ridotti ma dalla prossima legislatura, auto blu da
ridimensionare ma dal 2012, vitalizi salvati in extremis, finanziamenti ai
partiti appena sforbiciati. Doveva essere il fiore all'occhiello della manovra
lacrime e sangue. Il buon esempio all'insegna dell'austerity dato dalla
politica, perché - ammoniva Tremonti ancora pochi giorni fa - non si possono
chiedere sacrifici agli italiani senza imporli alla classe dirigente.
E invece ecco servito il bluff. La manovra appena approvata da 70 miliardi, che
si abbatterà tra ticket e superbolli su famiglie e risparmiatori, nel testo
definitivo rinvia e in qualche caso annulla i buoni propositi di chi l'ha
scritta. Il colpo grosso è andato in scena nel chiuso delle commissioni Affari
costituzionali e Bilancio al Senato sulla norma più attesa. Proprio quella che
avrebbe dovuto equiparare le indennità parlamentari a quelle dei paesi Ue. Falcidiata
tra la notte del 12 e il 13 mattino grazie a un paio di emendamenti targati Pdl.
Il testo originario di Tremonti prevedeva (dalla prossima legislatura)
l'equiparazione delle attuali indennità parlamentari italiane a quelle dei 17
paesi dell'area euro. A conti fatti, per passare dall'attuale
"trattamento economico" base (al netto delle varie voci accessorie) di
quasi 12 mila euro mensili lordi dei nostri parlamentari, ai 5.339 euro della
media europea, com'è stata di recente calcolata dal Sole 24 ore. Risultato:
Camera e Senato che oggi sborsano circa 144 milioni all'anno per le indennità,
ne avrebbero spesi solo 62 milioni, meno della metà (il 53,5% in meno).
E invece, viene azzerato o quasi quel risparmio da 82 milioni.
Come? Grazie a due colpi sottobanco. L'emendamento 1.1 del relatore in
commissione, il pidiellino Picchetto, che prevede
intanto un adeguamento della paga a quella non dei 17 paesi euro, ma dei
"sei principali" paesi Ue, quindi dei più grandi. Infine, con
l'emendamento 1.2 del duo siciliano (sempre Pdl)
Fleres-Ferrara, con cui viene sancito che in futuro l'adeguamento andrà
fatto in base alla "media", sì, ma "ponderata, rispetto al
Pil" di quei paesi. Dovrà tener conto cioè non del numero dei cittadini,
ma della ricchezza dei sei paesi. Bizantinismi. Sta di fatto, protesta il
senatore Pd Francesco Sanna che si è battuto in commissione, "che
con il sistema prescelto da maggioranza e governo la riduzione, se ci sarà, sarà
lievissima". Anzi, con la media "ponderata al Pil", non sarà
neanche detto che la decurtazione ci sarà. Il Pdl
d'altronde in commissione aveva difeso a spada tratta la busta paga, contro
"la deriva populista" e in difesa della "prestigio del
Parlamento", con una sfilza di interventi, da Raffaele Lauro a Giuseppe
Saro a Andrea Pastore. Missione compiuta.
Ma è solo il bluff più macroscopico, tra quelli che vengono a galla in queste
ore in cui enti locali e sindacati denunciano la mannaia da 500 euro l'anno a
famiglia in arrivo con la manovra. Scomparsa la norma che cancellava i vitalizi
dei parlamentari che - grazie ai 2.238 assegni staccati ogni mese da Camera e
Senato per gli "ex" - comportano un esborso annuo da 218,3 milioni di
euro: ben più che per gli onorevoli in servizio. Mai messa nero su bianco
quella annunciata sull'azzeramento delle indennità da 2.243 euro dei ministri
(che si somma a quella da parlamentare) che avrebbe consentito di risparmiare
100 mila euro al mese, dunque un milione e 200 mila euro l'anno. Ha vissuto solo
un paio di giorni sui giornali. Le auto blu - che sono oltre 15 mila e costano 1
miliardo di euro l'anno - non potranno avere in futuro una cilindrata superiore
a 1.600, ma quelle in servizio saranno tenute fino alla rottamazione. I rimborsi
elettorali ai partiti per le elezioni, che pesano per 180 milioni di euro,
saranno ridotti, ma solo "dalla prossima legislatura" e solo del 10
per cento: 18 milioni appena di risparmio. Il voto di ogni tedesco oggi viene
ripagato ai partiti con 38 centesimi, in Italia continuiamo a viaggiare sui 3,5
euro. Il rigore sulla politica può attendere.
(16 luglio 2011)
![]()
Un ulteriore giro di vite: appendice alla manovra di luglio!
Dal Corriere della Sera on line (www.corriere.it) di venerdì 12 agosto
|
|
|
|
ROMA - Venti miliardi nel 2012, altri venticinque e mezzo nel 2013. Per arrivare al pareggio di bilancio un anno prima del previsto, servirà uno sforzo aggiuntivo di 45,5 miliardi di euro. Che, naturalmente, si somma alle misure già decise tre settimane fa. Calcolando anche queste, la correzione dei conti sale a 25,5 miliardi nel 2012, a 49,5 nel 2013 (superando così il «record» della manovra Amato del '92), più i 20 del 2014. Ed essendo composta da misure quasi tutte di carattere permanente, la cifra complessiva è astronomica: 195 miliardi di euro in tre anni, senza contare che parte del decreto avrà effetto anche sui conti pubblici di quest'anno. La maggior parte delle risorse arriveranno dai tagli alla spesa pubblica, ma nel menu della manovra entrano anche nuove tasse. A fare i sacrifici maggiori sarà la spesa dei ministeri e degli enti locali, ma un contributo decisivo arriverà dalla riforma dell'assistenza sociale (o dal taglio delle detrazioni fiscali). E, anche se in misura più contenuta, pagheranno pure i lavoratori del settore privato, i pensionati, i risparmiatori, le società energetiche. Ecco come.
Il contributo di solidarietà
A carico dei lavoratori dipendenti del settore privato e degli autonomi scatta
un contributo di solidarietà per il 2012 ed il 2013. I datori di lavoro
tratteranno, e poi gireranno all'erario, il 5% della retribuzione lorda
eccedente i 90 mila euro annui ed il 10% della parte che supera i 150 mila
euro. Esattamente come previsto dalla manovra dell'anno scorso per i
dipendenti pubblici, per quest'anno ed il prossimo. Per i lavoratori autonomi
si interverrà in sede di dichiarazione dei redditi, con l'applicazione di
un'addizionale Irpef (da stabilire) sulle due aliquote più alte, quella del
41% che scatta oltre i 55 mila euro lordi annui e quella del 43% che vale per
la quota di reddito eccedente i 70 mila euro. Dal contributo di solidarietà
è atteso un gettito di circa un miliardo di euro l'anno.
Le nuove imposte
Per tutte le rendite finanziarie, fatta eccezione per i rendimenti dei titoli
di Stato, il decreto stabilisce un'aliquota unica di tassazione, pari al 20%.
Significa che la tassa sui depositi bancari scenderà rispetto all'attuale
27%, mentre salirà l'imposizione sui capital gain, oggi pari al 12,5%.
Anche dal riordino delle tasse sulle rendite è atteso un maggior gettito di
circa un miliardo. Più o meno la stessa cifra arriverà dall'aumento delle
tasse sui giochi e delle accise su carburanti e tabacco. A carico delle società
energetiche scatterà, poi, una nuova «Robin Hood Tax» come la chiama il
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ed anche in questo caso sono previste
maggiori entrate per un miliardo.
Pensioni e lavoro
Saltati per l'opposizione della Lega e dei sindacati, nella manovra non ci
sono più le misure per scoraggiare ulteriormente le pensioni anticipate. Per
le donne impiegate nel privato, sarà invece anticipato al 2016 l'avvio del
percorso che porterà l'età per la pensione di vecchiaia dagli attuali 60 a
65 anni. Si procederà in modo molto graduale, per arrivare a regime nel 2028.
I risparmi attesi dalla previdenza (un miliardo nel 2012 e altrettanto nel
2013) arriveranno dal rinvio di due anni del pagamento della buonuscita (che
corrisponde al Tfr) per i lavoratori pubblici che optano per il pensionamento
anticipato. Il congelamento biennale della liquidazione (che non impedisce
ovviamente la permanenza al lavoro) assorbirà lo scaglionamento della
buonuscita già deciso nel luglio 2010. Anche per i lavoratori della scuola,
finora esclusi, si applicherà il regime delle finestre mobili per la
pensione, il che significa aspettare 9 mesi dopo i requisiti. Per gli statali,
però, ci sono altre brutte notizie: rischiano infatti il mancato pagamento
della tredicesima se la pubblica amministrazione in cui sono occupati non
rispetterà i parametri di spesa.
Nel decreto entra anche una norma che stabilisce la validità «erga omnes»
dei contratti aziendali stipulati in base all'intesa tra sindacati e
Confindustria di giugno. I contratti potranno anche derogare dal contratto
nazionale e dallo Statuto dei Lavoratori e saranno incentivati fiscalmente con
l'aliquota del 10% sulla retribuzione collegata alla produttività. Un'altra
norma ridefinisce la disciplina del tirocinio, per evitarne l'abuso, mentre
diventa reato penale l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
I costi della politica
L'intervento sull'apparato dello Stato vale circa 8,5 miliardi l'anno. Saranno
accorpati i Comuni con meno di mille abitanti (sono 1.500), e abolite le
Provincie (sono 34) con meno di 300 mila abitanti. Ci saranno dei nuovi limiti
al numero degli assessori provinciali e comunali, poi scatterà
l'incompatibilità tra il mandato parlamentare e gli incarichi pubblici (e un
taglio del 50% dell'indennità se il parlamentare continua a esercitare la
professione), mentre tutti gli «eletti» e i dipendenti dello Stato saranno
costretti a volare in classe economica. Nel complesso la manovra sui costi
della politica porterà alla cancellazione di 54 mila poltrone.
Enti locali e ministeri
Per loro la nuova manovra sarà un boccone amarissimo da digerire, con altri
9,5 miliardi di tagli nel biennio 2012-13, che si aggiungono a quelli già
pesanti decisi nel 2010 e tre settimane fa. Nel solo 2012 ci saranno minori
trasferimenti ai Comuni per 1,7 miliardi, per 700 milioni alle Province, per
3,6 miliardi alle Regioni (2 solo per quelle a statuto speciale). Con il
decreto sarà tuttavia anticipato al 2012 l'avvio del federalismo fiscale, che
consentirà ai Comuni di rimpinguare le casse con la nuova Imposta municipale
unica. Regioni ed enti locali saranno poi chiamati a liberalizzare ed
eventualmente privatizzare i servizi pubblici. Anche sui ministeri si abbatterà
un'altra stangata. Per il 2012 sono previsti 6 miliardi di tagli ulteriori (5
se funzionerà la «Robin Hood Tax»), cui se ne aggiungeranno altri 2,5 nel
2013. Il dettaglio delle riduzioni di spesa per ciascuno ministero sarà
operato a settembre all'interno della nuova Legge di Stabilità.
Le altre misure
La delega per la riforma dell'assistenza sociale sarà anticipata al 2011 e
dispiegherà i suoi effetti già nel 2012 (con un risparmio di 4 miliardi, che
saliranno a 17 nel 2013): sarà messo a punto un nuovo «indicatore di bisogno»
più severo per l'accesso alle prestazioni dell'Inps, poi saranno rivisti i
criteri per le pensioni di invalidità e gli assegni di reversibilità. Se non
dovesse aver successo la riforma dell'assistenza, i 17 miliardi arriveranno da
un taglio di pari entità di tutte le agevolazioni, deduzioni e detrazioni
fiscali.
Nel pacchetto messo a punto dall'esecutivo ci sono poi alcune misure per
contrastare l'evasione. A cominciare dalle sanzioni, che possono arrivare fino
alla sospensione dai relativi Ordini, dei professionisti che non rilasciano le
fatture. Per contrastare l'economia in nero il limite all'uso del contante
scende alle transazioni di importo pari o superiore ai 2.500 euro, mentre dal
prossimo anno ci sarà una nuova revisione degli studi di settore, lo
strumento attraverso il quale gran parte degli autonomi pagano le tasse.
Confermato anche l'accorpamento nella domenica delle festività non religiose
previste dal Concordato: il 25 aprile, il primo maggio e anche la festa del
santo patrono della città, dunque, si andrà a scuola o al lavoro (e senza il
pagamento della festività). Il decreto contiene, infine, anche una norma
quadro per la liberalizzazione delle professioni.
Mario Sensini
13 agosto 2011 11:41
![]()
ROMA - Il contributo di solidarietà sull'Irpef varrà per tre anni,
a partire già dal 2011, e sarà applicato nella stessa forma a tutti:
lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi, pensionati, percettori di
redditi diversi da quelli di lavoro. Gli autonomi, dunque, pagheranno come
tutti gli altri il 5% della quota di reddito superiore ai 90 mila euro annui
lordi e il 10% della parte eccedente i 150 mila euro, mentre nelle prime bozze
della manovra il contributo sugli autonomi sarebbe scattato dai 55 mila euro
in su. Agire in modo diverso sarebbe stato incostituzionale, ma in questo modo
la stragrande maggioranza dei professionisti sarà esentata dalla sovrattassa:
solo notai, farmacisti e dirigenti d'azienda dichiarano, in media, più di 90
mila euro l'anno. I medici e i chirurghi non arrivano a 65 mila euro, i
commercialisti dichiarano poco più di 50 mila euro, per non parlare degli
psicologi (20 mila euro l'anno) e dei gioiellieri (14 mila euro lordi annui).
E la polemica divampa. «Pagano i soliti noti» Tabacco, giochi, Robin Tax Cnel e mini enti Cancellato il Sistri Melania Di Giacomo, Mario Sensini
Prelievo, statali, autonomi: ecco il decreto
I sindacati protestano: colpiti i soliti. Stangata su tabacco e giochi. Il
caso Sistri
I sindacati sono arrabbiati, i dirigenti non ne parliamo, l'opposizione
fortemente critica. «La manovra del governo scarica il costo del rientro dal
deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse»
sottolinea il Partito democratico in una nota. «Siamo di fronte a una manovra
assolutamente iniqua e anche quando si parla di solidarietà va a pescare tra
i non evasori e su chi già paga le tasse» incalza il segretario della Cgil,
Susanna Camusso. «Siamo sempre stati contrari a ipotesi che finiscono con il
gravare su quelle categorie di cittadini che già pagano le tasse» osserva la
Uil, mentre la Cisl sottolinea che per i lavoratori autonomi sarebbe stato
preferibile una forma «di imposizione patrimoniale sugli immobili e i
patrimoni mobiliari». «Siamo alle solite! A pagare sono sempre i soliti
quattro gatti che per professionalità e responsabilità hanno un reddito
medio-alto ben noto al fisco» protestano Cida e Confedir-Mit, le
organizzazioni che rappresentano i dirigenti.
A versare il contributo di solidarietà, a conti fatti, saranno appena 511
mila contribuenti. E non pagheranno poco, perché la relazione tecnica non
ancora definitiva del decreto spiega che il gettito sarà di 726 milioni di
euro nel 2012, di 1,6 miliardi nel 2013 e nel 2014. E questo nonostante le
precauzioni adottate dal governo: la deducibilità dall'imponibile (non
essendo una tassa, ma un contributo), il che riduce il prelievo effettivo al
3-3,5% sulla prima fascia e al 6-7% oltre i 150 mila euro, e il suo «plafonamento».
Per i redditi maggiori ci sarà una soglia di sbarramento, fatta in modo tale
che il prelievo non possa superare il 48%.
Il nuovo meccanismo, in ogni caso, sostituirà il prelievo sugli stipendi dei
dipendenti pubblici deciso l'anno scorso per il 2011 ed il 2012 (anche in
questo caso il 5% sopra 90 mila euro, il 10% sopra i 150), ma anche il
contributo di perequazione sulle pensioni superiori ai 90 mila euro appena
deciso con il decreto dello scorso mese di luglio. Le modalità di
applicazione del prelievo saranno stabilite con un provvedimento del Tesoro
entro fine settembre. I dipendenti senza altri redditi vedranno decurtarsi la
busta paga a partire da gennaio, mentre gli altri pagheranno in sede di
dichiarazione dei redditi 2011, cioè a maggio-giugno.
Altra novità che emerge dal testo del decreto, che oggi sarà pubblicato in
Gazzetta Ufficiale, è la nuova stangata sui giochi e sulle sigarette, dalla
quale dovranno arrivare non meno di 1,5 miliardi di euro a partire dal
prossimo anno. I Monopoli potranno infatti recuperare gettito con nuove
lotterie, ma anche modificare le percentuali dei montepremi o la misura del
prelievo erariale unico, così come i compensi per i gestori e i punti
vendita. Non basta, perché potranno essere aumentate anche le aliquote delle
imposte di consumo sulle sigarette. Che per arrivare al gettito atteso
dovranno essere innalzate di un bel po'.
Brutte notizie anche per le aziende energetiche, che dovranno continuare a
pagare la Robin Hood Tax, come la chiama Giulio Tremonti, in vigore fino a
tutto il 2011, per giunta maggiorata. L'addizionale Ires sale infatti dal 6,5
al 10,5%, ma sarà allargata anche la platea dei soggetti colpiti dalla tassa.
Pagheranno anche tutti i produttori di energia rinnovabile (oggi è compresa
solo l'idroelettrica), quindi eolico, fotovoltaico e biomasse, ma anche le
società di trasporto dell'energia elettrica e del gas (solo SnamReteGas
sborserebbe 220 milioni, Terna 90). In questo modo la Robin Hood Tax
porterebbe nelle casse dell'erario 1,8 miliardi nel 2012, 900 milioni nel 2013
e 2014, mentre con il ritorno all'addizionale del 6,5% dal 2013, a regime si
attende un gettito di 300 milioni l'anno.
Per ridurre i costi degli apparati dello Stato, è previsto il dimagrimento
del Cnel, ma anche la cancellazione di alcuni enti pubblici minori. Il
Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro passa da 121 a 70 membri,
mentre saranno soppressi tutti «gli enti pubblici non economici con una
dotazione organica inferiore ai settanta addetti». I mini enti interessati
non vengono individuati, ma secondo il ministero della Funzione pubblica
potrebbero essere circa una trentina. Ci sono, infatti, delle deroghe: sono
escluse le autorità portuali, gli enti parco, gli ordini professionali e le
federazioni sportive. A rischio ci sarebbe, invece, anche la storica Accademia
della Crusca di Firenze.
Tra le novità che emergono dal testo del decreto, inserita tra le misure di
semplificazione che servono a stimolare l'attività economica, c'è anche
l'abolizione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, il
cosiddetto Sistri, tanto odiato dalle imprese. «In maniera un po' eccessiva,
era stato esteso a una serie di soggetti, tipo gli artigiani, con relativi
oneri e complicazioni», ha spiegato ieri il ministro Roberto Calderoli. La
cancellazione del Sistri, introdotto nel 2009 ma mai entrato in vigore,
scatena però molte proteste, non solo da parte degli ambientalisti. «È un
innegabile regalo alle ecomafie», dice il procuratore nazionale antimafia,
Piero Grasso. Per lo stesso motivo protesta il ministro dell'Ambiente,
Stefania Prestigiacomo, che giudica la norma «gravissima» e «inaspettata»
Un altro aspetto finora non emerso è quello relativo alla mobilità degli
statali. Nel decreto è infatti previsto il potere di modificare «il luogo di
esecuzione della prestazione lavorativa attraverso lo strumento del
trasferimento definitivo o temporaneo». Tradotto: sarà più facile
trasferire i dipendenti in base alle esigenze della pubblica amministrazione.
La mobilità interregionale sarà materia di contrattazione, mentre potrebbe
partire da subita quella in ambito del territorio regionale. Gli uffici
saranno accorpati, ed «è prevista - spiega una nota del ministro Brunetta -
anche la diminuzione della dotazione organica del personale assegnato»: la
riduzione «viene calcolata non sulle unità di personale, bensì sulla spesa
complessiva che dovrà ridursi in misura non inferiore al 10%».
14 agosto 2011 09:43![]()
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/braccio_di_ferro_manovra-20453645/?ref=HREA-1
ROMA - L'unica cosa certa è che la
manovra sarà modificata e che i tempi probabilmente non saranno brevi come
invece richiesto dalla Ue. A sollecitare cambiamenti sostanziali, infatti, non
sono solo le opposizioni e le parti sociali. Quello delle lamentazioni di maggioranza
è diventato una specie di coro - dal gruppo dei vari Crosetto e Stracquadanio
ai dissensi espliciti di Stefania Prestigiacomo - al quale si sono uniti oggi
ministri "pesanti" come Roberto Maroni ed esponenti di primo piano
come il governatore lombardo Roberto Formigoni.
Nel mirino ci sono sempre le scelte di Giulio Tremonti - l'uomo col cerino in
mano e solo contro tutti - a cominciare soprattutto dalla tassa extra sui
redditi over 90mila euro e dal drastico taglio ai trasferimenti agli enti
locali. Del resto, a chiedere aggiustamenti è lo stesso Silvio Berlusconi il
cui grande cruccio oggi è soprattutto quello di passare per "l'uomo
delle tasse".
Formigoni, ben sapendo che con meno fondi dallo Stato potrebbe essere
costretto a imporre balzelli regionali, ha riassunto in un nuovo appello al
governo uno stato d'animo diffuso fra gli alleati: deve evitare di
"mettere le mani nelle tasche agli italiani" e scongiurare i tagli a
Regioni e Comuni: "Sono due punti da modificare completamente e a tutti i
costi perché contraddicono l'identità stessa del Popolo delle
libertà", ha detto all'Ansa. Allora dove prendere i soldi? "Occorre
mettere in moto da subito un piano di privatizzazioni - afferma Formigoni - ,
di vendite e dismissioni degli asset dello stato a partire dalla Rai, dalle
poste e dal vastissimo patrimonio di partecipazioni statali che ancora ci
sono".
Sulla stessa linea, per quanto riguarda i fondi per gli enti locali, il
ministro degli Interni: "La manovra del governo non è blindata - ha
detto Roberto Maroni durante la tradizionale conferenza stampa di Ferragosto -
Credo che il Parlamento debba fare uno sforzo per garantire un taglio dei
tagli previsti per le autonomie locali. Mi auguro che i tagli ai Comuni si
possano azzerare introducendo altre misure". Quanto alle Province, Maroni
assicura che "il taglio porta con sé una diminuzione delle prefetture,
ma non una diminuzione della presenza delle forze dell'ordine sul
territorio".
Anche fra i ministri più vicini a Tremonti, come Roberto Calderoli, c'è
disponibilità a modificare il decreto purché "i saldi restino
invariati" e senza "smontare" il testo. Il percorso, a questo
punto, passerà inevitabilmente per una nuova fase di mediazione interna alla
maggioranza e un'altra parlamentare nella quale si vedrà se e quanto saranno
prese in considerazione le proposte dell'opposizione. Soprattutto dalla prima
fase dipenderanno i tempi. Poi, teoricamente, dal 22 agosto si comincerà a
discuterne in Senato e il 5 settembre il testo dovrebbe già essere in aula.
Sempre che si trovino le soluzioni alternative alla cura Tremonti.
Una delle novità potrebbe essere l'aumento di un punto dell'Iva (dal 20 al
21%), ipotesi caldeggiata dallo stesso Berlusconi, ma che per il ministro
delle Finanze rischia di avere ulteriori effetti negativi sui consumi.
Un'altra ipotesi, proposta dalle opposizioni e sulla quale si è detto
possibilista il vicepresidente dei deputati pdl, Maurizio Lupi, è quella del
prelievo una tantum sulle ricchezze rientrate con l'ultimo scudo fiscale.
Anche la prima casa, fra l'altro, dovrebbe entrare nel calcolo della
supertassa che colpirà per tre anni i contribuenti con un reddito superiore a
90mila euro.
Dall'altro lato l'opposizione annuncia una vera e propria contromanovra e il
Pd con il segretario Bersani rilancia la proposta del governo di transizione,
ipotesi sui cui termini invece non concorda l'Italia dei valori. Sulla
crescita delle tasse locali torna ad attaccare oggi Pier Ferdinando Casini:
"La manovra - dice il leader dell'Udc parlando con la stampa a Lecce -
impatta pesantissimamente sul meridione, ma soprattutto sulle famiglie perché
quando le Regioni, i Comuni vengono depotenziati degli introiti che hanno
finiranno inevitabilmente per agire sulle aliquote Irpef o tagliando i servizi
sociali che sono asili e mense scolastiche".
Il leader dell'Udc nel chiedere il ritiro della tassa di solidarietà
("iniqua, pagheranno i soliti") ha poi escluso categoricamente
qualsiasi ipotesi di ingresso nella coalizione che sostiene il governo:
"Non abbiamo alcuna intenzione - ha spiegato prima di visitare il carcere
di Lecce - di imbarcarci in una maggioranza che certamente ha portato l'Italia
nel disastro in cui siamo".
(15 agosto 2011)
![]()
Dal sito del SOLE24ORE (www.ilsole24ore.com)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-15/labc-manovra-ferragosto-135520.shtml?grafici
![]()
Dal SOLE24ORE on line di venerdì 19 agosto
![]()
Da LA REPUBBLICA di venerdì 19 agosto (www.repubblica.it)
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/19/news/manovra-20609878/?ref=HRER1-1
![]()
Dal CORRIERE DELLA SERA on line (www.corriere.it) di venerdì 19 agosto
![]()
Dal CORRIERE DELLA SERA on line (www.corriere.it) di martedì 23 agosto
![]()
Da LA REPUBBLICA di martedì 23 agosto (www.repubblica.it)
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/23/news/manovra_23_agosto-20769134/?ref=HRER3-1
![]()