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LA DIRIGENZA SCOLASTICA
L'uscita della dirigenza scolastica dal contratto del personale della scuola
e il suo aggancio alla dirigenza statale ha determinato nei confronti di questo
personale l'acquisizione di alcune normative che è molto difficile non vedere
come discriminanti nei confronti del personale della scuola.
La più paradossale
Riguarda certamente le dimissioni dal servizio; è prassi consolidata
che il personale della scuola:
 | per un buon funzionamento della scuola, cessi dal servizio al 31 di
agosto, ovvero alla chiusura dell'anno scolastico; |
 | le dimissioni siano presentate per tempo, normalmente entro il 10 gennaio,
al fine di effettuare le operazioni di trasferimento e garantire un regolare
avvio dell'anno scolastico. |
Dal 1/1/01 il CCNL della dirigenza scolastica considera i dirigenti alla stessa stregua di quelli
di un qualsiasi ministero e pertanto, senza tener conto della peculiarità del
personale della scuola, è previsto l'istituto del recesso, che può essere
esercitato sia dal dipendente che dall'amministrazione; di fatto i
dirigenti possono lasciare il servizio in qualsiasi momento con preavviso di tre
mesi.
Non solo! Se un dirigente rassegna le dimissioni al 31 di maggio per il 31 di agosto, non
può usufruire delle ferie che possono essere godute solo in periodi di chiusura
delle scuole, ma non possono essere godute durante il preavviso; ciò
comporta, a mio avviso, il diritto al pagamento delle ferie.
Tutto ciò mi induce ad una riflessione paradossale:
 | o la cessazione dal servizio del dirigente in corso d'anno e la sua
sostituzione delegando i suoi poteri ad un reggente non procura danno alcuno
al servizio scolastico; |
 | oppure il diritto del dirigente è prioritario nei confronti delle
esigenze di non danneggiare il servizio. |
Poiché non è accettabile il secondo punto, devo concludere che quello
determinante sia il primo per cui possiamo arriviamo all'assioma:
 | i docenti sono indispensabili al buon funzionamento della scuola e non
possono cessare dal servizio in corso d'anno |
 | il personale ATA è indispensabile al buon funzionamento della scuola e
non può cessare dal servizio in corso d'anno |
 | il dirigente scolastico non è indispensabile dal momento che la sua
assenza può essere surrogata senza danno |
Mi pare che finora l'istituto della reggenza sia stato sempre considerato
come una soluzione di emergenza che comunque crea del disagio. Si vede che mi
sbagliavo.
Non so finora quanti dirigenti scolastici, dal 2001 ad oggi, siano ricorsi al
recesso e abbiano lasciato il servizio in corso d'anno
scolastico, certamente si tratta di casi molto
rari: se è così bisogna dar atto ai dirigenti che il loro buonsenso supera di
gran lunga la miopia di chi ha inserito la norma nel contratto senza vincolarne
l'attuazione alla conclusione dell'anno scolastico.
La struttura della retribuzione
La retribuzione di posizione
La struttura della retribuzione del dirigente si differenzia da quella del
personale della scuola; mentre a quest'ultimo una parte della retribuzione fissa
mensile è corrisposta come retribuzione accessoria (parliamo della retribuzione
professionale docente e per gli ATA del compenso individuale accessorio o
dell'indennità di direzione), nulla di simile si trova nella retribuzione dei
dirigenti.
La retribuzione accessoria di cui godevano i dirigenti fino al 31/12/2000 è
confluita nella retribuzione di posizione, costituita da due importi:
 | uno fisso uguale per tutti e stabilito dai CCNL |
 | uno variabile determinato a livello regionale per fasce dipendenti dalla
consistenza dell'istituzione scolastica e da elementi oggettivi riguardanti
sempre l'istituzione. |
La retribuzione di posizione non è assegno accessorio.
Cosa comporta ciò?
Contrariamente a quello che avviene per il personale della scuola, la
retribuzione di posizione:
 | viene corrisposta per 13 mensilità e non per 12; |
 | è utile per il calcolo della buonuscita e con 40 anni utili comporta un aumento
netto della stessa di oltre 20.000 euro |
 | è utile per il calcolo della quota A della pensione; |
 | è utile per il calcolo della quota B della pensione (1). |
(1) - La retribuzione accessoria, che comprende anche il fondo di
istituto, può essere utile per il calcolo della quota B ma solo per la
parte che supera la maggiorazione del 18%, cosa che attualmente si verifica
molto raramente.
Sono state emesse una serie di sentenze della Corte dei
Conti giurisdizionale per la regione Sicilia che danno ragione ai ricorrenti che
chiedono sia applicata a questo emolumento la maggiorazione del 18% ai fini del
calcolo della pensione.
Indennità integrativa speciale
Le prime sentenze favorevoli fanno prevedere che anche questa voce sarà
considerata da maggiorare del 18% ai fini del calcolo della pensione.
Spero di sbagliarmi, ma non vedo la possibilità di una soluzione identica per
il personale della scuola.
Per capire gli effetti sulla pensione, più che le chiacchiere, possono
essere utili le cifre della simulazione che segue.
Confrontiamo il personale della scuola (un docente della secondaria con 40 anni
utili a pensione e retribuzione in classe 35) con un dirigente scolastico con 40
anni di servizio di cui 30 come dirigente.
Ecco qual è la situazione attualmente:
| |
retribuzione netta |
pensione netta |
% pensione |
| docente second. sup. |
1.967,11 |
1.858,77 |
94,49% |
| dirigente scolastico |
3.014,07 |
2.943,13 |
97,65% |
Come si presenta la stessa situazione se solo alla dirigenza viene riconosciuta
la maggiorazione del 18% dell'indennità integrativa:
| |
retribuzione netta |
pensione netta |
% pensione |
| docente second. sup. |
1.967,11 |
1.858,77 |
94,49% |
| dirigente scolastico |
3.014,07 |
2.990,17 |
99,21% |
Come si presenta la stessa situazione se alla dirigenza vengono riconosciute la
maggiorazione del 18% dell'indennità integrativa e della retribuzione di
posizione:
| |
retribuzione netta |
pensione netta |
% pensione |
| docente second. sup. |
1.967,11 |
1.858,77 |
94,49% |
| dirigente scolastico |
3.014,07 |
3.053,65 |
101 |
Conclusione
E' evidente che io sia indignato e mi aspetti qualcosa di più dal
sindacato al quale ho molto dato dedicandogli da oltre 30 anni il mio tempo libero; ma non sto
difendendo una causa "pro domo mea" come qualcuno potrebbe pensare; io
ormai sono fuori dalla mischia essendo in pensione da oltre 14 anni.
Se fossi in servizio e quindi coinvolto, sarei molto, molto, molto più
indignato.
Sembra che qualcosa si muova in previsione del prossimo rinnovo biennale
chiedendo la ridefinizione dell'assegno accessorio fisso mensile del personale
della scuola che diventerebbe retribuzione non accessoria, con effetto pieno su
pensione e buonuscita.
Questo risolverebbe le discriminazioni cui accennavo, ma proprio perché gli
effetti positivi sarebbero significativi, l'onere non è trascurabile, per cui
ho molti dubbi che con questi chiari di luna si riesca a reperire le risorse
necessarie.
Non dimentichiamo che il prossimo rinnovo dovrebbe affrontare definitivamente la
questione del personale ex Enti Locali che ritengo prioritario ed anche in
questo caso si dovranno reperire non poche risorse aggiuntive.
Vogliamo essere ottimisti? Va bene, ma ... molto cautamente.
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